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Siria – Uccisi due giornalisti nei bombardamenti di Homs

Sono settimane ormai che Homs, in Siria, stenta sotto l’incessante bombardamento dell’aviazione di stato, il regime di Assad in questo modo cerca di sopprimere la rivolta, che iniziata come movimento della Primavera Araba, nel Marzo dello scorso anno, è ormai di fatto guerra civile. I bombardamenti iniziarono circa un mese fa, su la cittadina a 160 km a nord di Damasco, all’indomani del veto di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla risoluzione proposta dalla Lega Araba di sostituire il Presidente Siriano.

Nei bombardamenti di ieri sono morti due reporter stranieri, la statunitense Marie Colvin, inviata dell’inglese Sunday Times e il fotografo francese Remi Ochlik. I due si trovavano insieme ad altri colleghi in un palazzo adibito ad “ufficio stampa” dagli attivisti della resistenza siriana. Con loro sono morte altre 9 persone e 3 sono i feriti.

Le forze governative bombardano ininterrottamente la zona di Bab Amr da 20 giorni, è impossibile anche per i soccorsi raggiungere gli edifici colpiti, perché i raid non si fermano.

Nell’ultimo collegamento telefonico della Colvin con la BBC, la giornalista riportava la sua testimonianza da un ospedale da campo, dove era continuo l’arrivo di civili gravemente feriti, raccontava inoltre di aver assistito alla morte di un bimbo di due anni colpito da un shrapnel (proiettile per artiglieria).

Marie Colvin, era una corrispondente di zone di guerra molto esperta, aveva vinto dei premi prestigiosi. Aveva perso un occhio a causa di una granta nello Sri Lanka, alcuni anni fa. Remi Ochlik era un fotoreporter molto apprezzato premiato anche da World Press.

Lo spirito con cui i due reporter, che hanno perso la vita, lavoravano in zone ad alto rischio come la Siria, era legato alla profonda convinzione di entrambi che il loro impegno nella divulgazione delle notizie, potesse spingere la comunità internazionale all’intervento per aiutare la popolazione civile.

La situazione umanitaria nel paese medio orientale è catastrofica, ad Homs mancano acqua ed elettricità da 18 giorni, mancano i carburanti per cucinare, per non parlare dei beni di prima necessità come il pane, la popolazione stà morendo di fame.

L’assenza di medicinali rende impossibile curare i feriti e i morti vengono seppelliti sotto le macerie dei palazzi, con un conseguente altissimo rischio di diffusione di malattie legate alla scarsa condizione igienica.

Rappresentanti degli attivisti ribelli parlano di 8000 vittime in un anno di scontri in tutta la Nazione.

Nonostante i tentativi di intervento della Lega Araba, non appoggiata dalle Nazione Unite grazie alla defezione di Russia e Cina, che oggi condannano la tragica uccisione dei due reporter, il paese è in balia di un Presidente sanguinario che ha dimostrato di non avere nessuna intenzione di interrompere i massacri. “Non avevamo informazioni sul fatto che i due giornalisti fossero entrati in territorio siriano”, dichiara il ministro per l’Informazione Adnan Mahmud, la morte dei due giornalisti è stata commentata dal governo siriano come una violazione di zone off-limits da parte della stampa e con l’occasione, tutti gli inviati stranieri sono stati invitati a mettersi in contatto con le proprie testate e di ritirarsi dalle zone rosse.

I commenti di USA e Francia, paesi di provenienza delle vittime, sono durissimi.
Queste le dichiarazioni del Presidente Francese Sarkozy “Abbiamo già avuto un cameraman francese ucciso. Basta, quel regime deve andarsene. Non vi è nessuna ragione per cui i siriani non abbiano il diritto di vivere la loro vita”. La Francia ha fatto formale richiesta alla Siria che sia consentito l’accesso umanitario a Homs, per il soccorso dei feriti.
Gli Stati Uniti, tramite una portavoce diplomatica commentano ”un ulteriore esempio della sfrontata brutalità del regime di Assad”. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton andrà in Tunisia questo fine settimana per incontrare il gruppo Amici della Siria, con l’obiettivo di sostenere l’opposizione degli attivisti contro Bashar Assad.

Il Governo Siriano sembra sordo alle condanne che riceve da tutto il mondo. L’Unione Europea, la prossima settimana promulgherà nuove sanzioni contro la Siria, forse solo un duro embargo portato avanti congiuntamente da paesi occidentali e Lega Araba, potrebbe far cessare i combattimenti. Purtroppo la situazione sembra ben lontana da una possibile risoluzione diplomatica.

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