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ROMA – La procura di Roma ha depositato oggi la richiesta di rinvio a giudizio per sette persone in relazione al dissesto di Alitalia, la compagnia aerea attualmente in amministrazione straordinaria, dopo che nel settembre del 2008 il tribunale ne aveva dichiarato lo stato di insolvenza.

Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Maria Francesca Loy e Stefano Pesci hanno contestato il reato di bancarotta (per distrazione o per dissipazione, a seconda dei casi) a Francesco Mengozzi, amministratore delegato dal 9 febbraio 2001 al 27 febbraio 2004, a Giancarlo Cimoli, presidente e amministratore delegato tra il 6 maggio 2004 e il 22 febbraio 2007, e a cinque manager, cui sono riconducibili, a vario titolo, alcune operazioni finanziarie “ingiustificate” o “abnormi” secondo il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. I 5 manager sono: Gabriele Spazzadeschi, all’epoca direttore centrale del settore Amministrazione e Finanza, Pierluigi Ceschia, gia’ responsabile del settore Finanza Straordinaria, gli ex funzionari Giancarlo Zeni e Leopoldo Conforti, e  Gennaro Tocci, gia’ responsabile del settore Acquisti e Gestione Asset Flotta.

 

Due episodi di aggiotaggio sono stati attribuiti al solo Cimoli per la diffusione, tra il novembre 2005 e la primavera 2006, di notizie false idonee a provocare una sensibile alterazione dei valori del titolo Alitalia quotato sui mercati finanziari. L’arco temporale preso in esame dalla procura va dal 2001 al 2007. Secondo quanto emerge dal rapporto di indagine della GdF, tra il 2001 e il 2007 l’Alitalia ha corrisposto ai suoi amministratori e alti funzionari quasi 28 milioni di euro a titolo di emolumenti vari e conseguenti alla carica rivestita.


La guardia di finanza ha poi analizzato i compensi erogati all’ex Ad Giancarlo Cimoli tra il 2004 e il 2007. Si tratta di complessivi 5.966.526,91 euro così suddivisi: 101.607 per compenso ad amministratore; 2.114.919 quale quota fissa per la remunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche; 1.5000.000 quale quota variabile per la remunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche; 2.250.000 per il patto di non concorrenza; 21.252,03 quale compenso per benefici non monetari. Quanto poi ai compensi percepiti dall’Ad Francesco Mengozzi (in carica dal 9 febbraio 2001 al 27 febbraio 2004) si tratta di complessivi 3.743.291,58.

 

In particolare dunque, gli inquirenti contestano agli imputati la “dissipazione di beni aziendali”, questo è detto chiaramente  nel capo di imputazione, che ha provocato “ingentissimi danni patrimoniali, con pregiudizio per i creditori e gli obbligazionisti”. E ciò “attraverso le attività ed operazioni abnormi sotto il profilo economico, in sé gravosissime per una impresa in situazione di costanti difficoltà economiche e finanziarie, e dissipative delle risorse pubbliche e private amministrate perché incidenti in maniera estremamente rilevante sul patrimonio sociale pur essendo inesistente la prospettiva di vantaggi per la società”.

 

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