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ROMA – Una storica qualificazione ottenuta dopo i calci di rigore: 5-3, il risultato finale.

Quella dell’Apoel è davvero una favola. La vittoria ottenuta ieri sera ai calci di rigore – dopo l’1-0 segnato nei tempi regolamentari che pareggiava i conti con il goal subito all’andata dai francesi – contro il Lione che apre la porta all’accesso dei quarti di finale della competizione più importante d’Europa, è da considerarsi, per una realtà così piccola del calcio internazionale, davvero un’impresa favolosa.

L’Apoel di Nicosia è la prima squadra, nella storia del calcio cipriota, ad accedere a questa fase finale della Champions. Una gioia immensa quella vissuta ieri sera dall’intera popolazione isolana, che ora spera di continuare la propria avventura volando proprio sulle ali dell’entusiasmo. Un traguardo inimmaginabile all’inizio di questa avventura europea, che man mano si sta concretizzando, passo dopo passo. Forse sono basiti gli stessi protagonisti di questa fantastica impresa che ora però non vogliono più fermarsi e non vogliono più svegliarsi da questo indimenticabile sogno.

È bello anche immaginare che tutta la città di Nicosia abbia festeggiato insieme l’evento, superando quegli ostacoli che dal 1974 (dall’invasione turca) la divide in due parti, a nord quella auto-proclamata Repubblica Turco-cipriote mentre a sud quella amministrata dalla Repubblica di Cipro (greco-cipriota).

La green line, così viene denominata, è la linea di demarcazione che fa da spartiacque tra questa due realtà. Una sorta di ‘muro di Berlino’ con tanto di checkpoint per il passaggio da una zona all’altra.

E il sogno potrebbe essere anche quello che, esperienze sportive come questa storica qualificazione, possano costituire dei trait d’union tra le diversità dei popoli, a volte più imposte dalle volontà altrui che sentite realmente sulla propria pelle.

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