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Intervista a Francesca Koch, la presidente

ROMA – La festa della donna dovrebbe essere ogni giorno dell’anno e non solo una ricorrenza che cade l’8 marzo e che in molti casi si esaurisce con il dono, spesso poco consapevole e molto più spesso solo rituale, di un rametto di mimosa.
Giusto festeggiarlo se può servire da promemoria per ricordare come il più delle volte alle donne non sia ancora consentito pensare, avere un’identità più complessa, essere considerate soggetto autorevole a tutto campo.

Dazebao ha avuto modo di parlare con Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle Donne a Roma, di tutta una serie di problematiche legate all’universo femminile.

Ne è scaturito un colloquio volto a mettere in luce e a fornire una più chiara identificazione di questa struttura sociale e aggregativa che in tanti anni di attività ha portato avanti una vasta gamma di progetti, in collaborazione con più di 30 associazioni, che hanno tutte come soggetto la donna.

Proprio quest’anno ricorrono dieci anni dalla consegna di questa struttura al movimento femminista, che fanno in realtà seguito già ai trent’anni di movimento.  La Casa delle Donne è divenuta un’associazione con una precisa identità che spazia tra il movimento e l’istituzione, con l’orgoglio di essere economicamente indipendente e con la progettualità di portare avanti un discorso di promozione sociale, con un progetto politico e culturale ben definito.

Inevitabile affrontare con Francesca Koch temi legati al femminismo e al rapporto delle nuove generazioni rispetto al discorso della parità e dell’equità di genere. Così come imprescindibile è stato trattare il problema della violenza e della mortificazione della donna e l’aumento esponenziale della precarietà lavorativa che con la crisi economica ha toccato principalmente le donne. Insomma in questo luogo, umanamente necessario per l’universo femminile e non solo, l’8 marzo si celebra tutti i giorni.

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Servizio di Rita Salvadei

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