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MILANO – La Polizia ha arrestato questa mattina a Brescia un marocchino di appena 20 anni, ritenuto di essere un presunto terrorista che stava orchestrando un attentato alla sinagoga di Milano.

La scoperta è stata possibile grazie ad una intercettazione della Digos dell’Antiterrorismo che aveva intercettato un messaggio del giovane in cui parlava di una «missione jihad».  Subito sono scattate le indagini che hanno confermato le intenzioni dell’uomo nord africano. Gli agenti hanno trovato nel suo computer i file salvati con i dettagli dell’attentato: All’interno erano stati trascritti le misure di sicurezza adottate, il personale di polizia impiegato, i blocchi eventuali e le possibili vie di accesso. Insomma tutto sembrava essere studiato per dare seguito ad un vero e proprio atto terroristico. Al momento non sono stati fermate altre persone ma gli investigatori non escludono che il giovane possa avere dei complici, anche all’estero. Indagini parallele a quelle dell’Antiterrorismo sono in corso in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove si trovano soggetti che erano in contatto tramite internet con il marocchino. In questo quadro, gli agenti della polizia di Londra hanno fermato una donna risultata in contatto con il giovane marocchino.

Il giovane J.M., vive in Italia da quando aveva 6 anni e secondo le prime informazioni sarebbe un esperto informatico. Infatti le indagini hanno portato alla luce alcuni escamotage strategici utilizzati dal giovane per le sue comunicazioni. Come i gruppi  su Facebook dove gli iscritti potevano condividere istruzioni sull’assemblaggio di ordigni esplosivi di circostanza (ricavabili da composti chimici reperibili in commercio) e sull’uso di armi. Tra le regole imposte dal giovane jihadista marocchino per l’adesione a uno di tali gruppi Facebook vi era quella che imponeva: “Nessun video su canti religiosi, solo armi ed esplosivi”.

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