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ROMA – Continua la polemica sul possibile commissariamento della tivù pubblica. E sono iniziate le dichiarazioni tra favorevoli e contrari, ognuno con le sue  ricette.  

Per il senatore del Pd Ignazio Marino “è ormai tempo di intervenire con un decreto legge che cancelli la legge Gasparri e stabilisca regole di trasparenza e merito, come in una vera azienda. Se il Governo non dovesse farcela, allora è giusto commissariare l’azienda affidandola a un vero manager, che abbia le qualifiche e le competenze adatte”.
Ma il problema rimane su come aprire una possibile alternativa tra le poltrone della politica che siedono attorno al consiglio di amministrazione e soprattutto chi può farlo.
Se lo chiedono anche Beppe Giulietti, portavoce articvolo 21, e Vincenzo Vita, senatore Pd e componente della Commissione di Vigilanza Rai che scrivono in un comunicato congiunto: “Non sappiamo se alla fine alla Rai manderanno un commissario, un questore o un prefetto…Sia come sia bisognerà far presto perchè l’azienda rischia il collasso editoriale, culturale, finanziario.” E poi: “Quanto meno Monti si farà condizionare nella scelta dei nomi e quanto più starà lontano dalla legge Gasparri, tanto meglio sarà per la Rai e non solo. Quello che invece deve essere discusso pubblicamente, magari nelle aule parlamentari – aggiungono -, è il mandato che sarà affidato al gruppo dirigente. Ci sarà un tagliatore di teste o un cercatore di talenti, di idee, di libertà? Potranno competere o dovranno inchinarsi di fronte al tabù del conflitto di interessi? Dovranno valorizzare il patrimonio pubblico o avviarne la liquidazione? Prima ancora del nome e del cognome dell’eventuale commissario o direttore generale, ci attendiamo che sia reso pubblico il mandato che sarà loro affidato”.

Diversa l’interpretazione del deputato Pdl Paolo Romani, ex ministro dello sviluppo economico, secondo il quale la Rai va a gonfie vele: “Sono gravissime le richieste di commissariamento di un’azienda, la Rai, che mai come questa volta sta dimostrando salute nel bilancio. Un’azienda che in termini di qualità dell’offerta e quantità di ascolti può competere a livello europeo.”. E ancora: “Le richieste di commissariamento hanno più il sapore di attacchi politici al Servizio Pubblico, dunque, e questo è inaccettabile. Nessun commissariamento, quindi, e più rispetto per le prerogative del Parlamento: si discuta della riforma nelle sedi parlamentari deputate”.

Sulla questione è intervenuto perfino Pippo Baudo affermando che la “Rai è un’azienda moribonda, senza più uno straccio di progetto culturale, seviziata dalla politica”. E fin qui non sembra aver scoperto l’acqua calda. Ma poi si è spinto oltre dicendo che “servirebbe  uno come Sergio Marchionne. E’ un manager che a me non piace granchè per come si comporta nei confronti dell’Italia. E però è un manager che penso avrebbe la testa giusta per intervenire sulla Rai”.
LA replica al PIppo nazionale è giunta tempestivamente da Maurizio Gasparri, intervistato  a  Sky TG24: “Pippo Baudo è un conduttore finito. Per farsi citare deve solo insultare il prossimo. Gli consiglierei di invecchiare meglio: ” “Baudo- ha proseguito Gasparri – a settantacinque anni vorrebbe ancora andare in video. Tutti, ad un certo punto, dovremmo ritirarci. Lui non fa audience e carica livore sul prossimo non prendendo atto che quando io ero bambino già conduceva in tv. Ora stia un pò a casa invece di insultare le persone.”

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