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Articolo 18. Accordo in bilico, verso una legge delega

ULTIMORA – Dai partecipanti al tavolo del confronto  si fanno trapelare prime notizie. Il presidente del Consiglio, in apertura del “ tavolo” avvenuta con molto ritardo avrebbe  espresso l’augurio che “questa riunione possa essere conclusiva o quasi”. 

Un augurio del tutto formale visto che  nel corso della riunioni di ieri e di oggi non c ‘è stata alcuna apertura al dialogo, alla mediazione. Monti, di fatto,  in caso di mancato accordo avrebbe proposto che siano messe a verbale le varie posizioni, ciò su cui vi è accordo e ciò su cui  le posizioni sono distanti. Il verbale “costituirà la base di proposta che il governo presenterà successivamente al Parlamento che rimane l’interlocutore principale”. Intanto, sembra prendere corpo l’ipotesi che il governo porti la riforma alle Camere attraverso una legge delega. Come sia possibile trasformare un verbale in una proposta di legge sia pure “ delega” è difficile immaginare. La realtà è che Monti intende presentare una “ sua “ proposta , magari accompagnata da richiesta di fiducia. Prendere e lasciare.

 

ROMA – La notizia ha cominciato a circolare già nella tarda mattinata, dopo una girandola di incontri fra  governo e sindacati, incontri  “ tecnici” che assumevano però un chiaro significato politico. C’era stato un incontro finito a tarda ora della notte con il ministro Fornero, poi nella mattinata  ancora riunioni per affrontare il problema degli ammortizzatori sociali  e dei contratti. Di sfuggita  era filtrato da Palazzo Chigi anche uno  “sguardo“ alla flessibilità in uscita, tradotto l’articolo 18. Il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, a conclusione dell’ennesimo incontro “tecnico”  si limitava a dire che le“possibilità di un accordo sono lontane”. Monti annunciava lo spostamento di mezz’ora del tavolo con le parti sociali, forse per un’ultima riflessione.  Praticamente dalla girandola di  riunioni, confronti usciva una realtà: sull’articolo 18 il governo intendeva procedere per la propria strada. Nessuna mediazione, niente “modello tedesco”, bene le proposte di Confindustria per i licenziamenti individuali per motivi economici, no all’intervento del giudice. Anche le forze politiche, il Pd in particolare, che sostengono il governo, venivano prese alla sprovvista dalle indiscrezioni che si trasformavano rapidamente in realtà.

 

E’ il capo della segreteria di Susanna Camuso, Gaetano Sateriale, a dare la notizia. Il premier Mario Mont i- affermava- “questa mattina ha accettato l’ipotesi scritta della Confindustria sull’articolo 18. Licenziamenti liberi, basta pagare. È inaccettabile”.  “Le imprese devono rinnovare gli organici e l’articolo 18 non può impedirlo. Licenziamenti con un po’ di soldi, ovvio”, aggiunge Sateriale, il quale riferisce  anche che secondo Monti “non c’è bisogno di un accordo, basta un verbale di riunione”. Intanto per tutta la giornata si sono avuti scioperi, cortei, manifestazioni a difesa dell’articolo 18. Nella fabbriche di Ancona, di Reggio Emilia, Forlì, Venezia, Milano,  si sono svolti scioperi promossi dalle Rs, Fiom in particolare, mentre ordini del giorni sono state votati  nella mattinata in più di cento aziende. L’incontro fra le parti sociali  a Palazzo Chigi, a meno che il premier  non riveda le posizioni,  preannuncia una possibile rottura.

Nonostante gli sforzi unitari per costruire una mediazione con il governo, l’esecutivo – è quanto emerge dalla riunione della segreteria della Cgil- ha solo manifestato l’intenzione di manomissione dell’articolo 18. E’ più che fondato il timore che in realtà l’obiettivo del governo non sia un accordo positivo per il lavoro ma i licenziamenti facili”. La segreteria del sindacato  si è riunita da prima di pranzo  subito dopo l’incontro di questa mattina nella sede del governo e in vista del nuovo appuntamento di oggi pomeriggio.

 

A tavolo non ancora aperto l’intervento di Bersani. Il segretario del Pd si rivolgeva direttamente al governo: “Spero che si trovi un punto di sintesi – affermava – e credo che il governo abbia tutti gli elementi per capire le distanze da colmare e trovare possibili punti di caduta”. “Il messaggio utile  per l’Italia e per il mondo -proseguiva-  è che l’Italia sta affrontando le riforme e, come nei momenti più difficili, riesce a costruire una coesione sociale che metta il paese sulla strada della fiducia”. Ma, stando agli ultimi eventi,  dal governo non arriverebbero risposte positive. Anzi.

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