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Consigliere comunale ferito gravemente a Torino. L’episodio richiama l’attenzione del Governo

ROMA – Qualcosa non convince. Il gesto è grave, ferma e indiscutibile la condanna verso l’agguato che ha colpito  gravemente il consigliere comunale di Torino, Alberto Musy, in quota UDC.  La cronaca sarebbe ovviamente semplice, oltre che conosciuta e ormai diffusa, ma il contorno che si agita su questo episodio desta più di un dubbio.

Il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, convoca urgentemente una riunione del comitato nazionale per l’ordine pubblico.  Parla di “sicurezza sul fatto che sia stato un agguato ma ammette di “non avere elementi per dire quale sia la matrice”.  Il caso vuole che il fatto sia accaduto a Torino, centro di un clima arroventato in questi ultimi tempi. E’ logico e umano che le domande sorgano spontanee, anche quelle che invitano a riflettere su accostamenti impropri. Dimostrare sconcerto, sottolineare la condanna e riporre la fiducia nella magistratura sono gli elementi base ai quali ricorriamo convinti, ma resta l’interrogativo del perché sembra che il “livello” investigativo torinese sia stato bypassato con rapidità coinvolgendo in tempi brevissimi il Ministro degli Interni e lo stesso comitato per l’ordine pubblico nazionale.  Se fosse accaduto a Milano o a Canicattì sarebbe stata la stessa cosa?  Il dubbio riaffiora. Suggerisce che vi sia un orecchio molto, forse troppo attento, a ciò che accade in quel Territorio. Lo stesso Alberto Perino, leader del movimento No Tav, invita a non cadere nella tentazione di associare l’agguato in cui è caduto vittima il Consigliere Musy, collegandolo all’attività dello stesso movimento. Il timore che che l’atmosfera diventi florida per una strumentalizzazione in tal senso è resa evidente dal clima di estremo allarme che fin dalle prime battute è scaturito. Sicuramente si è già generalizzato un concetto prima che i fatti fossero passati al vaglio degli investigatori. Buttiglione, esponente di primo piano dell’UDC, non tarda a sottolineare la “presenza di un deterioramento politico e sociale che alimenta la vile follia di chi vuole approfittare delle difficoltà’ italiane per seminare violenza”.  Ripetiamo che la violenza è il primo nemico che vediamo di fronte a Noi, ma continuiamo a chiederci se sia il caso di creare questo allarmismo, dai toni piuttosto esasperati, senza prima conoscere le dinamiche e le motivazioni che hanno spinto l’autore di questo episodio criminoso a compiere il suo deplorevole gesto.

La fermezza e la competenza della Magistratura devono essere lasciate libere di esprimersi per poi trarre le dovute conclusioni. A quanto sembra ci sono elementi che spingono lo stesso governo ad approfondire in prima persona. lo stesso presidente della Camera Fini, dopo le parole della deputata del PD Francesca Cilluffo, ha dichiarato di “Immaginare che il governo sia intenzionato a riferire non appena possibile”. E’ altresì probabile che vi siano elementi sui quali permane riservatezza ma che spingono il ministro Cancellieri a dichiarare alle Agenzie che “Quando la situazione è così magmatica tutto può accadere, ma non abbiamo motivi per dire che sia aumentato il livello di allarme”. Il ministro dell’Interno spiega comunque che “Quanto accaduto in Francia è grave, lavoriamo anche su questo fronte con grande impegno”.  Il riferimento alla lista di 163 docenti apparsa su un sito antisemita, porta la Cancellieri ad aggiungere che “cerchiamo di comprendere meglio” passando al vaglio vari siti.
I fatti smentiscono comunque le parole del ministro Cancellieri, visto che la notizia viaggia accompagnata da un livello di allarme che non può non far preoccupare il Cittadino. La fretta a questo punto è nel cercare di fare chiarezza al più presto.

 

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