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PARMA – Ennesimo suicidio nelle carceri italiane.   Questa volta a togliersi la vita è  stato Stefano Rossi, un giovane che stava scontando l’ergastolo in isolamento diurno nel carcere della Burla per aver ucciso, a coltellate una 17enne e con un colpo di pistola un tassista nel Parmense, nel 2006.

Il giovane si è tolto la vita inalando il gas della bomboletta che i detenuti tengono legittimamente in cella. Per il suo legale che aveva chiesto l’infermità mentale durante il processo, “è stata una tragedia annunciata”. “E’ solo l’ultimo caso di una lunga lista. Nel 2011 ci sono stati 184 morti nelle carceri e quasi tutti dovuti a suicidi”.

E non solo. Dal 2000 ad oggi, infatti, gli agenti intervenuti prontamente, hanno impedito a 10.000 detenuti di togliersi la vita  e a oltre 66mila di provocarsi atti di autolesionismo.
Secondo il sindacato Sappe vi sono molte ragioni dietro a questi folli gesti,   ma è necessario sottolineare che tra le concause vanno identificate anche  la carenza di poliziotti ed educatori, di psicologi e personale medico specializzato, unita al sovraffollamento delle carceri italiane, temi che si dibattono da tempo senza soluzione.

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