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Fisco. Redditi da fame. Altro che crescita

ROMA – Il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia oggi ha reso noto i dati sulle ultime dichiarazioni Irpef, ovvero quelle relative all’anno 2011. Il responso lascia  a bocca  aperta. Infatti, il 49% dei contribuenti avrebbe un reddito complessivo lordo annuo che non supera neppure i 15.000 euro lordi e un terzo non supera neppure i 10mila.  

Nei calcoli effettuati  il reddito medio si aggira a 19.250 euro, determinando un +1,2% rispetto all’anno precedente. Ma la cosa che lascia ancora più basiti riguarda i lavoratori dipendenti che, con un reddito medio pari a 19.810 euro, di fatto batterebbero i loro datori di lavori che si attesta sui  18.170 euro, tra l’altro il dato si riferisce solo ai contribuenti che non dichiarano perdite. Insomma alcuni imprenditori sulla carta sarebbero messi peggio dei loro lavoratori.

In un anno il reddito degli italiani è cresciuto dell’1,2% ma il 49% dei contribuenti ha un reddito complessivo lordo annuo che non supera i 15.000 euro. Un terzo degli italiani (circa 14 milioni) non supera un reddito complessivo lordo di 10.000 euro e circa la metà (49%, pari a 20,2 milioni) non supera i 15.000 euro.
Il 30% dei contribuenti dichiara redditi compresi tra i 15.000 ed i 26.000 euro, il 20% invece redditi tra i 26.000 ed i 100.000 euro.
L’analisi territoriale mette in risalto che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (22.710 euro), seguita dal Lazio (21.720 euro); la Calabria ha il reddito medio più basso con 13.970 euro.
Nel 2010 in controtendenza rispetto al 2009, una crescita superiore del reddito complessivo medio nelle regioni settentrionali rispetto al resto del Paese: gli incrementi variano da un massimo dell’1,3% al nord-ovest ad un minimo dello 0,6% nelle isole.

Sono gli imprenditori a rappresentare la categoria dei più poveri. Almeno secondo i dati del Mef. Gli Imprenditori sono i lavoratori più poveri nel 2010, con una media di 18.170 euro di reddito. Seguono i dipendenti (19.810 euro) e gli autonomi (41.320 euro) che quindi conquistano il primato dei lavoratori con il reddito più elevato. Il reddito dei pensionati è invece di 14.980 euro, mentre quello «da partecipazione» è di 16.500 euro.
Quello che pesa di più sul reddito dei cittadini è l’addizionale regionale Irpef:  8,6 miliardi di euro (+3,7% rispetto al 2009) con un importo medio per contribuente pari a 280 euro. L’Irpef comunale ammonta invece a circa 3 miliardi (+0,4%) con un importo medio per italiano pari a 120 euro. Il Lazio ha registrato l’addizionale regionale media più alta (440 euro), seguito dalla Campania (360 euro). Al contrario l’addizionale regionale più bassa si registra in Puglia e Basilicata (180 euro).

Inoltre circa 10,7 milioni di contribuenti  hanno imposta netta pari a zero, cioè non pagano l’Irpef.  Si tratta di contribuenti a basso reddito compresi nelle soglie di esenzione o la cui cui imposta lorda si azzera con le numerose detrazioni del Fisco.
La fascia più alta riguarda un numero ristretto di contribuenti,  ovvero l’1%  che dichiara redditi superiori ai 100.000 euro. I contribuenti con redditi dichiarati superiori ai 300.000 euro sono invece 30.590, lo 0,07% del totale. Insomma  tralasciando eventuali commenti su ipotetici evasori la media del reddito in Italia è davvero bassissima. D’altra parte i dati emersi quest’oggi confermano il rapporto stilato a settembre 2011 dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,  nel quale  l’Italia si colloca al 23esimo posto per i salari più bassi, pari a circa 16mila euro.

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