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Eurallumina. Vertice al Ministero dello Sviluppo. Per ora nessuna soluzione

ROMA – I lavoratori dell’Eurallumina di Portovesme sono arrivati questa mattina a Roma in attesa del vertice che si è tenuto al Ministero dello Sviluppo economico ma che di fatto non ha portato grandi novità per il momento. I risultati del tavolo infatti non soddisfano i lavoratori  e non ci sarebbe ancora una soluzione definita per i 380 operai dello stabilimento sardo.

 

Accanto ai Sindacati ed alla Regione Sardegna erano presenti anche i rappresentanti istituzionali sardi eletti alla Camera e al Senato e anche una delegazione di operai delle imprese d’appalto, Sindaci e amministratori provinciali.

Gli operai di Eurallumina sollecitano risposte istituzionali per la questione energetica, cioè l’approvvigionamento del vapore per far funzionare la fabbrica che, nella zona industriale di Portovesme, produce allumina dalla lavorazione della bauxite. “Dopo tre anni di attesa è necessario che vengano date le risposte – ha detto Gian Marco Mocci, Rsu Cgil – e il Governo si assuma le sue responsabilità. Noi non tifiamo per una soluzione rispetto all’altra ma chiediamo la soluzione”. Altra richiesta dei lavoratori e dei sindacati è che gli ammortizzatori sociali possano essere trasformati in cassa integrazione straordinaria.

“Da tre anni abbiamo il cancro e ancora non abbiamo una cura, ma solo un’ipotesi di cura. Qui ci giochiamo la nostra sopravvivenza”, ha detto l’operaio Antonello Pirotto, al centro di un recente scontro con l’ex ministro Roberto Castelli nel corso della trasmissione ‘Servizio Pubblico’ di Michele Santoro.

 

“Esaminare le soluzioni più opportune per il vapore, quelle relative all’adeguamento degli impianti per consentire condizioni di esercizio più competitive e confermare gli investimenti”. Sono queste le richieste con le quali il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha aperto la riunione. “Da parte dell’azienda – ha sottolineato il governatore – ci aspettiamo un chiarimento circa la questione relativa all’Iva perché le risorse devono essere destinate alla realizzazione del programma stabilito. Occorre, inoltre, che l’azienda indichi con chiarezza su quale strada vuole avviarsi per la soluzione al problema vapore. Sono questi i presupposti per poter avviare nuovamente la produzione. Chiediamo infine – ha concluso Cappellacci – che le soluzioni possano essere definite in un incontro al quale, oltre al Governo, occorre che sia presente l’azionista”.

 

Dal canto suo il deputato Mauro Pili (Pdl) è stato molto categorico e duro rispetto a quanto fatto finora da Governo, azienda ed Enel. “Il Governo non fa niente per costringere l’Enel ha fornire energia termica all’Eurallumina senza speculare ulteriormente sulla Sardegna” ed aggiunto “Si sta solo perdendo tempo … Sono trascorsi tre anni dal fermo produttivo – ha concluso Pili – e il Sulcis non può restare ostaggio dell’Enel e di un governo che vuole continuare a sottrarsi alle responsabilità”.

 

La sensazione infatti è che ci sia stato una sorta di scarica barile tra le parti interessate, nonostante che, almeno secondo alcune fonti sindacali, ci sia  il massimo impegno da parte del Governo a trovare una soluzione concreta al problema di questi lavoratori. Il Governo avrebbe infatti annunciato una convocazione per mercoledì 11 aprile in cui saranno presenti i vertici dell’azienda sarda, insieme a quelli di Enel, Terna e alle istituzioni regionali e provinciali, con l’obiettivo che questo sia l’ultimo.

 

Questa riunione proverà a risolvere, una volta confermata la volontà della società di riprendere la produzione in Sardegna, la questione della fornitura di vapore allo stabilimento, probabilmente attraverso la costruzione di un vapordotto dalla centrale Enel di Sulcis 2. I passaggi successivi, in caso di esito positivo, saranno un incontro tecnico del ministero con l’azionista principale dell’Eurallumina, la Rusal, per arrivare a un piano industriale e un tavolo, possibilmente conclusivo, anche con i sindacati. “Con un po’ di buona volontà del governo si può chiudere massimo due mesi”, ha detto il segretario confederale della Cisl, Fabio Enne.

 

 

 

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