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La Francia alle urne

ROMA – Tra due giorni, il prossimo 22 aprile, i francesi sono chiamati al voto per il primo turno delle elezioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica Francese. Se nessuno dei candidati dovesse raggiungere la maggioranza al primo tentativo il ballottaggio è previsto per il 6 maggio.

La Francia è una repubblica semipresidenziale, il presidente è sia capo del governo che dello Stato, l’elezione è a suffragio universale diretto. I candidati principali sono il premier uscente Nicolas Sarkozy del partito di centrodestra UNP e Françoise Hollande del partito socialista PS.

I sondaggi delle ultime settimane danno per favorito Hollande. Un Hollande che ha visto realizzarsi la possibilità di una sua candidatura dopo la scomparsa dalla pubblica scena di Dominque Strauss-Khan (ex presidente del Fondo Monetario Internazionale travolto da scandali e guai giudiziari) che tutti davano per sicuro vincitore. Un Hollande che era stato sottovalutato e che invece continua a guadagnare punti. In questo momento Hollande avrebbe il 30% dei consensi, seguito da Sarkozy col 26,5% .

L’elezione del nuovo capo dell´Eliseo avrà forti ripercussioni anche su tutta l’Europa: non solo perché i rapporti economici e politici dei paesi dell’Unione rendono di fatto “internazionale” il valore del risultato elettorale, ma anche perché la Francia, come la Germania, sono punti di riferimento per la politica di gestione della crisi europea. I risultati del voto quindi potrebbero affliggere anche i rapporti tra la nazione francese e quella tedesca, il cancelliere Merkel non ha mai fatto segreto del fatto che vorrebbe vedere riconfermato Sarkozy, suo alleato di lungo corso, contro un Hollande che ha posizioni completamente diverse dal premier tedesco. Secondo il settimanale Der Spiegel, Angela Merkel potrebbe addirittura veder vacillare la propria poltrona nelle elezioni federali tedesche del 2013. La vittoria di Hollande potrebbe infatti dare una spinta al partito social democratico contro i conservatori attualmente al governo.
 
Lo scontro e le differenze tra i due candidati si acuiscono sul come affrontare la crisi economica e il rientro del deficit pubblico di 90 miliardi di euro. Per Hollande innalzare i salari minimi e abbassare, solo in alcuni casi l´età pensionabile fino ai 60 anni, potrebbe riavviare la domanda e la crescita economica, il 50% delle misure di ripristino dell’economia dovrebbe riguardare tagli alle spese e per il 38% nuove tasse; Sarkozy limiterebbe le nuove imposte al 24%, preferendo invece i tagli alle spese.
 
Gli equilibri dell’eurozona cambieranno indubbiamente anche secondo le analisi degli esperti di oltreoceano, in che modo lo faranno potremmo iniziare a capirlo solo sapendo chi sarà il nuovo presidente francese.

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