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I timori della vigilia si sono ben presto liquefatti. Ho votato, da cittadino francese, poco dopo le 9 a Piazza Farnese, e dall’affluenza si capiva che il momento era storico.

Il 6 maggio la Francia ha svoltato a sinistra, e per la prima volta dopo una lunghissima stagione, per l’Europa si apre un’opportunità nuova. Ha perso Nicolas Sarkozy: e cioè chi agli occhi dell’opinione pubblica, pur sostenuto da un imponente apparato finanziario, non solo non ha protetto la Francia dalla crisi, ma in modo arrogante e prepotente ha imposto, in accordo con Angela Merkel, una visione ottusa e ristretta dell’Europa, e ha tragicamente aggravato la crisi. C’è una relazione tra la sconfitta di Sarkò e l’avanzata delle forze più radicali e antieuropee in Grecia. Da Atene viene un risultato -con l’ingresso con percentuali elevatissime dei neonazisti in Parlamento- che racconta di cosa può produrre una gestione tecnocratica, algida e mercatista della crisi.

Ha vinto François Hollande. Solo un altro grande François, che faceva Mitterand di cognome, aveva vinto nella V° Repubblica, e da diciassette anni ininterrottamente la destra francese guidava il Paese. Questa volta ha vinto anzitutto la tenacia di un uomo considerato fino a poco tempo fa dai grandi big socialisti d’Oltralpe poco più che un burocrate, e che invece ha dimostrato di aver capito ben più di loro e di tanti dirigenti della sinistra nostrana, che la normalità è un valore, che un Presidente dev’essere -ha detto nel primo discorso nella sua Tulle- “esemplare”, che la politica non deve divenire sinonimo di privilegio. Il sogno francese -le “reve français”-,un po’ come quello americano, è una forma di patriottismo cosmopolita: un grande orgoglio di essere francesi e una grande comprensione di essere, sicuramente da dopo il 1789, cittadini del mondo.
Ora comincia il difficile, a partire dalle prossime legislative che dovranno definire i numeri e gli equilibri con i quali Hollande potrà guidare la Francia. Ma l’Italia, in cui il sistema politico è molto più fragile, dovrebbe subito imparare la lezione francese. Tornare alle cose semplici, elementari, ai fondamentali della politica e della sinistra -la giustizia e i giovani, ha detto Hollande da Tulle-, dopo anni nei quali si è discusso di formule vuote, di sistemi elettorali, di rottamazioni e di correnti. Il Partito Democratico -che oggi conterà i voti raccolti dai propri candidati alle amministrative- ha di fronte un’opportunità unica: appoggiare l’iniziativa del nuovo Presidente francese per la revisione del fiscal compact e per cambiare le politiche europee, al fine di promuovere sviluppo e crescita e svolgere una funzione molto più energica nel campo del socialismo europeo, che il 6 maggio finalmentge conosce un  nuovo inizio.

 

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