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Teatro Vascello. “Penelope in Groznyj”: uno spettacolo che scuote nell’intimo. Recensione

ROMA – Sembra una danza della morte quella che apre lo spettacolo “Penelope in Groznyj”, scritto e diretto da Marco Calvani in scena al teatro Vascello fino al 13 maggio, invece sono solo persone vestite di stracci, o poco più, che passeggiano tra le rovine di una città distrutta, trascinando un corpo privo ormai di anima, logorata da anni di guerra. 

Siamo a Groznyj, la martoriata capitale cecena che i russi hanno raso al suolo, e per molti dei suoi abitanti la speranza di resistere all’occupazione dell’invasore è una debole fiammella.  
E’ qui che Marco Calvani ha trasferito il mito di Penelope, il mito per eccellenza della fedeltà coniugale, della donna che resiste a ogni evento nell’attesa del ritorno dell’uomo amato.  A Groznyj però Penelope non tesse la tela ma è una donna tenuta prigioniera dai Proci-Russi in quanto moglie di Ulisse, ex primo ministro del Paese, in fuga da anni e tra i promotori della resistenza. Sottoposta a torture e violenze insieme ad alcuni amici della sua famiglia, non si piega al nemico e la sua figura di madre e donna si erge a speranza per tutti. La follia della guerra è rappresentata in modo forte nella pièce teatrale del giovane drammaturgo italiano: non è sufficiente uccidere per il maggiore russo Antinoo, per annientare il nemico bisogna schiacciarlo e umiliarlo, così tutti i prigionieri vengono spogliati, picchiati e privati di ogni dignità, fatti strisciare come vermi per terra e ridotti ad animali. Prima di questo, Antinoo bacia una vecchia foto di Putin appesa al muro, quasi a dire “lo faccio per te”…

Il germe della follia si insinua sia nella vittima che nel carnefice: è l’unica via di uscita per tale orrore. Solo Penelope ne rimarrà incontaminata e quella debole fiammella di speranza, di resistenza rimarrà accesa.
Sono immagini che scuotono il pubblico e che provocano ripugnanza, quelle dello spettacolo “Penelope in Groznyj”, abilmente incastonate in un disegno luci ad effetto e accompagnate da musiche che arrivano alle corde più intime. Ma il risultato è forse quello voluto dal regista per far riflettere su un dramma, quello ceceno, caduto nel dimenticatoio per molti, raramente trattato dai media e ancora oggi irrisolto, nel quale le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. Affare privato della Russia, argomento scottante per molti, visto che la Cecenia è terra contesa per via del petrolio e degli oledotti che transitano in quel lembo di terra al nord della catena montuosa del Caucaso.  La giornalista russa Anna Politkovskaja è stata uccisa perché i suoi articoli, che indagavano e denunciavano cosa stesse accadendo in Cecenia, davano “fastidio” all’establishment russo. Con questo spettacolo Marco Calvani ci invita a non dimenticare la sua morte e quella di tutte le vittime della guerra cecena, attraverso una rappresentazione efficace di uno spaccato di vita locale dal punto di vista di una Penelope moderna. Sul palcoscenico sono presenti attori di diversa nazionalità, tutti bravissimi nel rappresentare un dramma che non conosce confini.

PENELOPE IN GROZNYJ
scritto e diretto da Marco Calvani
Teatro Vascello, via G. Carini 78, fino al 13 maggio
orari: dal martedì al sabato ore  21 – domenica ore 18.00
Prezzi: € 20,00 intero e ridotto € 15,00

con
Maria Mendizabal (Penelope), Alberto Alemanno (Anfinomo), Elisa Alessandro (Attoride), Luca Celso (Telemaco), Karen Di Porto (Elena), Filippo Gattuso (Pireo), Giovanni Izzo (Antinoo), Letizia Letza (Ippodamia), Nicola Mancini (Leocrito), Roberta Mastromichele (Afrosine), Marta Pilato (Animone), Gianluca Soli (Teoclimeno), Emilia Verginelli (Melanto)
e con
Francesca De Sapio nel ruolo di Euriclea, Nicolà Hendrik nel ruolo di Cassandra, Bing Taylor nel ruolo di Laerte
luci  Emiliano Pona
costumi Beatrice Zamponi
musiche originali Diego Buongiorno

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