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La destra è in caduta libera. Il Pdl non riesce a riprendersi dalla fine del Governo Berlusconi. La sconfitta è clamorosa al Nord e travolge la Lega.

Gli elettori delusi del centro destra sono buona parte della deriva verso il non voto e attendono di essere rappresentati. Se avverrà per ora non è dato sapere.

Casini ha pensato che caduto Berlusconi il partito di plastica si sarebbe dissolto e ne avrebbe raccolto l’eredità. Il voto dice che questo obiettivo non è realizzato e il terzo polo è di nuovo di fronte ad un problema di prospettiva.

Complessivamente l’area di centrosinistra ha ottenuto un buon risultato, sia pure nel vistoso calo degli elettori. Tuttavia le divisioni e polemiche interne che non autorizzano la somma dei risultati ottenuti senza una chiara scelta politica per la costituzione della coalizione di centrosinistra.

 

Il non voto ha raggiunto un livello impressionante

Il non voto ha raggiunto un livello impressionante. Alcuni sindaci sono stati eletti da una minoranza di votanti.

La disaffezione verso l’attuale rappresentanza politica va oltre il non voto e trova nell’affermazione delle liste 5 stelle un’ulteriore conferma. Gli eletti sono spesso fuori dal coro politico ufficiale del centro sinistra e le liste 5 stelle, va riconosciuto, contribuiscono anch’esse ad un ricambio del personale politico.

Anche se non con linearità, il messaggio che viene dal voto è la richiesta di una svolta politica, amplificata dalle preoccupazioni per la situazione economica e in particolare per l’occupazione e dal succedersi di gravissimi avvenimenti di origine oscura.

Del resto i dati Istat confermano che per l’Italia il futuro economico è preoccupante, più del previsto. La recessione morde in profondità. Il voto delle amministrative è uno spartiacque e richiede una svolta, un cambio di passo a tutti, a partire dal centrosinistra.

C’è chi sostiene che nessuno ha realmente vinto e guarda ad un’evoluzione dal Governo Monti verso una sorta di grande coalizione, ancorché non sia chiaro da chi dovrebbe essere composta.

E’  un tentativo per evitare che il centrosinistra si scrolli di dosso incertezze e ambiguità, superando i particolarismi che lo congelano in un ruolo di sostegno ad una politica innaturale.

L’argomento principale portato a conferma di questa posizione è il permanere dell’emergenza economica e dei conti pubblici.

 

Equità e sviluppo avvolti nelle nebbie

Il Governo Monti ha segnato un’indubbia discontinuità con il discredito del Governo Berlusconi, anzitutto sul piano internazionale. Va anche detto che dei 3 punti enunciati inizialmente dal Governo Monti (risanamento, equità, sviluppo) resta evidente solo il risanamento dei conti pubblici realizzato con aumenti fiscali e tagli alle pensioni, che non hanno certo reso meno dura la recessione.

Proseguire la riforma del mercato del lavoro comprendente la modifica dell’articolo 18 ora è ancora meno comprensibile e dopo il risultato elettorale non basterà più giustificarla come la media di una maggioranza parlamentare come quella che sorregge il Governo Monti, vista la crisi della destra.

Non si capisce perché gli “esodati” continuino ad essere un problema irrisolto, quando il potere di condizionamento del centro destra è ridotto ai minimi termini perché vuole evitare ad ogni costo il ricorso al voto.

Se il segno politico del Governo Monti non cambierà profondamente si aggraverà ancora di più la distanza tra le aspettative degli elettori, in particolare su sviluppo e occupazione, e la loro rappresentanza politica. Senza una svolta il centro sinistra ne risentirebbe di più perché gli elettori di centro destra hanno già manifestato la loro insoddisfazione e il loro disorientamento.

 

Per affrontare la crisi un’altra via è possibile

Che siano in alto mare riduzione delle spese per la politica e del numero dei parlamentari, e perfino la nuova legge elettorale non fa che alimentare la fornace dell’antipolitica, rafforzando il refrain del tutti uguali.

E’ giunto il momento di dire con chiarezza che la crisi attuale può essere affrontata in modi diversi e che il centrosinistra può tentare di dimostrare che un’altra via è possibile, prima che sia troppo tardi. In sintonia con quanto sta avvenendo in altri paesi europei, a partire dalla Francia.

Aggiungere lo sviluppo al risanamento ricorda ciò che accadde con il patto di Mahastricht, definito di stabilità e di crescita. Solo che in campo rimase il risanamento e la crescita è stata dimenticata.

L’Italia ha approvato incomprensibilmente, per di più con rapidità mai vista, la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, accettando un concetto neoliberista come precetto costituzionale. Ora rischiamo di approvare un trattato intergovernativo che impone condizioni draconiane per il risanamento dei conti pubblici per ben 20 anni, impegnando il 5 % di Pil all’anno, senza neppure la garanzia di un quadro di crescita economica.

 

La legge elettorale e l’albero di Bertoldo

Un chiarimento di fondo si impone. La tattica non basta più. La crisi finanziaria non giustifica atti che condizioneranno il futuro dell’Italia per generazioni.

Ha ragione Folli quando scrive su Il Sole: svegliamoci. E’ vero, dobbiamo svegliarci, anche se in modo molto diverso da come viene suggerito. Se si riesce in breve tempo a modificare la legge elettorale meglio, ma questa non può diventare l’albero di Bertoldo, che non volendo essere impiccato e non lo trovava mai di suo gradimento.

Se non ci si riesce, la questione principale è fare corrispondere la rappresentanza politica al paese reale, qualunque esso sia e quindi il centrosinistra deve effettivamente svegliarsi e presentare ai cittadini le sue proposte per uscire dalla crisi prima che sia troppo tardi.

Le proposte alternative per uscire da questa palude sono oggi la priorità assoluta. Altrimenti la critica alla politica, sommata all’antipolitica della destra, rischia di portare il paese all’ingovernabilità e il peso ricadrebbe tutto sul centrosinistra.

La vittoria di Hollande è importante, ma non sostituisce quello che l’Italia deve fare da sola. Prima lo fa meglio è.

 

 

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