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A Palazzo Chigi una “manina” che scrive piani contro i magistrati. Monti sconfessa

Tutto è bene quel che finisce bene. Repubblica  sbatte il mostro in prima pagina. Ma non è una persona. SI tratta, titola il quotidiano, di “un Piano per il Csm meno potere ai giudici. I togati non saranno maggioranza nei processi disciplinari”.

I magistrati  verrebbero giudicati da un organismo paritetico composto da togati e membri eletti dal Parlamento mentre allo stato, due terzi sono i togati, un terzo i nominati dal Parlamento. Per gli organi disciplinari della giustizia amministrativa si spinga ancora più avanti e prevede una maggioranza di membri di nomina politica. Per  i giudici tributaristi si parla di una componente politica “ almeno paritaria”. Si tratta di un progetto chiaramente incostituzionale, per di più sarebbe prevista l’approvazione  con legge ordinaria. Sempre su Repubblica  esce un duro commento di Gianluigi Pellegrino, avvocato amministrativista, esperto di elezioni e legale del Movimento per la difesa del cittadino: L’articolo, dal titolo “La politica del controllo politico sulla giustizia” inizia così: “Speriamo che, alla fine, resti solo un grave scivolone nelle stanze di Palazzo Chigi. Fatto sta che con questo progetto di legge i tecnici sembrano dar voce alla più retriva pulsione della partitocrazia: il controllo politico sulla giustizia”.  Si viene a sapere che il testo del piano, quattro articoli, è stato inviato agli addetti ai lavori. “Circola sulle scrivanie del Consiglio superiore della Magistratura- scrive Repubblica- e delle altre magistrature. Non c’è neppure bisogno di dire che le razioni della magistratura sono durissime, si preparano a dare battaglia.

Un progetto per modificare l’organismo disciplinare

Passano poche ore ed  arriva una nota di Palazzo Chigi, lapidaria, una smentita secca. “Con riferimento ad alcune ipotesi, oggi riprese dal quotidiano la Repubblica di riforma dell’organismo disciplinare della magistratura ordinaria, si precisa- è scritto- che il Presidente del Consiglio aveva già da tempo ritenuto tale iniziativa inopportuna e non percorribile, escludendola conseguentemente dai provvedimenti all’esame del Consiglio dei Ministri”. Il Presidente del Consiglio – prosegue la nota – ha poi pienamente condiviso l’ulteriore parere negativo pervenuto dal Ministro della Giustizia, ritenendo impossibile una simile riforma attraverso legge ordinaria anziché costituzionale”. Soddisfatti il vicepresidente del Csm,  Vietti, soddisfatto il presidente dell’associazione magistrati, Rodolfo Sabelli il quale sottolinea che “il tema della disciplina della responsabilità dei magistrati è strettamente legato all’assetto della magistratura e ogni modifica impone un’attenta valutazione circa la compatibilità con i principi di autonomia e indipendenza della giurisdizione”. Ma  i magistrati non abbassano la guardia. Il presidente di Magistratura indipendente, Cosimo Maria Ferri, la corrente di destra all’interno della associazione magistrati, esprime “una  forte preoccupazione e la propria ferma contrarietà all’ipotesi di riforma della sezione disciplinare”. “Ancora una volta- dichiara- la politica vuole affermare la propria supremazia sulla magistratura e alterare il giusto equilibrio che corre tra il potere esecutivo e quello legislativo”. Giusto diee ancora una volta, ma sarebbe utile anche ricordare che non è la “politica”  in generale che vuole minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Berlusconi ci aveva provato più volte.  Una legge dell’allora ministro Alfano

Berlusconi ci ha provato più volte ad intervenire per impedire ai giudici di mettere sotto processo, condannare o assolvere chi  sbaglia  dando la maggioranza o al massimo la pariteticità dei posti disponibili  agli eletti dal Parlamento.  Nella riforma costituzionale  della Giustizia  che pirta la firma dell’allora ministro Alfano, era già tutto previsto. Perlomeno si era avuto il pudore d parlare di una firoma costituzionale. Visto che la Consulta nel 1971 aveva sentenziato che la composizione delgli organismi disciplinari deve rispecchiare quella del Csm, due terzi togati e un terzo eletto dal Parlamento, appunto. Da notare una  singolarità temporale:il progetto viene fatto circolare proprio in vista del dibattito al Senato sulla  responsabilità  civile dei giudici  con la presentazione di proposte per modificare un emendamento presentato dal senatore leghista, Pini, che prevede la responsabilità diretta dei giudici. Contro questo emendamento si sono pronunciati tutti i quasi, dal ministro Severino, ai partiti del centrosinistra, Fli, associazione magistrati, avvocati, esponenti del centrodestra. Non è un caso che si faccia circolare  un  progetto che colpisce ancor più gravemente i giudici. Magari per proporre uno scambio. Via l’emendamento in cambio di questa “riforma”. Allora dopo la nota di Palazzo Chigi tutto bene? Sì, ma  chi ha scritto questo progetto, chi ha dato mandato a chi di scriverlo, chi lo ha fatto circolare. La nota di Palazzo Chigi conferma che il piano nasce nelle stanze della presidenza del Consiglio il quale ”aveva  già da tempo ritenuta inopportuna e non percorribile tale iniziativa“ e il ministro della giustizia aveva dato parere negativo.

Ci sono uffici che si muovono per proprio conto. O per conto di chi?

Ci si domanda: è mai possibile che  ci siano uffici che  si muovono per proprio conto,  chi li dirige, chi si sente autorizzato a riciclare  il progetto dell’ex ministro Alfano?. Non è la prima volta che un caso del genere avviene. Forse, quando, si cambia un governo, si dovrebbe anche rivedere la direzione di importanti uffici, in particolaree quelli che operano a ridosso della giustizia, un tema caldo, uno dei punti di attacco del berlusconismo. Insomma sarebbe utile un’altra nota di Palazzo Chigi che ci racconti questa brutta storia e dica di chi è la “manina” che scrive progetti a piacimento.

 

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