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ROMA – “Chi è la “manina” che scrive progetti a piacimento?” Ieri, con questo interrogativo, si chiudeva l’editoriale pubblicato da Alessandro Cardulli in merito alle indiscrezioni apparse su “Repubblica” circa un ipotetico progetto di riforma del Consiglio Superiore della Magistratura.

Oggi, sempre dalle pagine del quotidiano diretto da Ezio Mauro, la risposta è prontamente giunta e ha rivelato un nome e un cognome tutt’altro che marginale. La “manina” che avrebbe firmato la bozza di riforma del CSM, nonostante i pareri contrari del Presidente del Consiglio Mario Monti e del Guardasigilli Paola Severino, sarebbe quella di Antonio Catricalà, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’uomo istituzionalmente più vicino al premier.

LA VICENDA – Secondo quanto portato alla luce da “Repubblica”, tutto ha origine da una bozza di riforma della giustizia disciplinare, già bocciata dal Ministro della Giustizia Paola Severino, inviata da Catricalà ai presidenti di Consiglio di Stato e Corte dei conti per una richiesta di parere il 2 maggio scorso. La bozza prevede un cambio di peso nella sezione disciplinare del Consiglio superiore della Magistratura, dando la prevalenza numerica ai componenti “laici” su quelli “togati”. Una rivoluzione tesa, in pratica, a diminuire il peso dei giudici nel giudicare l’operato dei magistrati sottoponendoli al giudizio maggioritario della politica.   

Visionato il progetto di riforma, le magistrature chiedono chiarimenti a Palazzo Chigi e così il 14 maggio Catricalà invia un secondo plico in cui trasmette gli articoli della bozza del disegno di legge in preparazione che riguardano le magistrature e le libere professioni precisando il fine ultimo dello stesso: “assicurare terzietà agli organi disciplinari per evitare la critica, fin troppo estesa nella società civile, di una giustizia domestica e dare trasparenza e certezza di imparzialità all’azione disciplinare”. Precisazioni che, però, non sono bastate al Consiglio di Stato, pronto il 24 maggio a inviare il suo parere negativo a Palazzo Chigi.

LA REAZIONE DI MONTI – Di fronte alle indiscrezioni apparse ieri su Repubblica, il premier Monti aveva preso subito le distanze da qualsiasi ipotesi di riforma del Csm, ritenendola “inopportuna” e “non percorribile” ed “escludendola conseguentemente dai provvedimenti all’esame del CdM”.  

Alla luce dei nuovi sviluppi, in molti, forse, oggi si sarebbero aspettati una richiesta di dimissioni da parte di Monti del Sottosegretario del suo Governo. Niente affatto. Il premier ha invece preso le difese del suo collaboratore più fidato a mezzo di un altro comunicato: “Alla luce delle polemiche di stampa originate da un’ipotesi di riforma delle sezioni disciplinari degli organi di autogoverno della magistratura confermo al Sottosegretario Antonio Catricalà la mia piena fiducia, ritenendo corretta la sua gestione del dossier”
Il premier, si legge ancora nella nota, sottolinea come sia “chiaro infatti che deve esistere una fase di studio e riflessione prima che il presidente del Consiglio assuma la propria determinazione politica. Su questo, così come sulle altre materie – assicura Monti – il sottosegretario Catricalà mi ha riferito tempestivamente e quando gli ho comunicato il mio orientamento lo ha immediatamente recepito”.
Tutto rientrato o scontro solo rimandato?

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