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ROMA – La mancanza di un’intesa sessuale rappresenta una «giusta causa» per abbandonare il tetto coniugale: per questo, chi lascia il coniuge, non vivendo con lui un rapporto «sereno e appagante», non rischia di vedersi addebitata dal giudice la colpa della separazione.

È quanto si evince da una sentenza con cui la prima sezione civile della Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo che chiedeva l’annullamento delle pronunce di merito che avevano stabilito un assegno di mantenimento di 2.500 euro mensili a favore della sua ex moglie.

L’uomo, in particolare, aveva presentato ricorso contro una sentenza della Corte d’appello di Bari, che aveva confermato l’assegno per la moglie separata. In Cassazione, il ricorrente aveva sottolineato, tra l’altro, che le «problematiche sessuali» fossero «riconducibili alla moglie», della quale rilevava una «grave indisponibilità e non ‘recettivita»«. A suo parere, era stata lei sola a determinare »la crisi della coppia«. La Suprema Corte, con la sentenza n.8773 depositata oggi, ha confermato la sentenza d’appello, osservando che è “insussistente la violazione di obbligo
matrimonale« da parte della ex moglie, in quanto l’abbandono della casa familiare appariva determinato da giusta causa, debitamente comprovata e consistente nella mancata realizzazione tra le parti di un’intesa sessuale serena ed appagante”.

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