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Gestione dei rifiuti a Roma. Alla fine il sistema confermò se stesso

ROMA – Si è tanto parlato in queste settimane di quale discarica avrebbe sostituito Malagrotta, la discarica della capitale, la seconda d’Europa. Ma non si è affatto affrontato il tema del sistema che governa i rifiuti capitolini. Sì, perché di sistema si tratta, dal momento che siamo dinanzi ad un duopolio, quello tra Ama, spa a capitale interamente pubblico, e società afferenti ad un soggetto privato.

Un sistema confermato anche dal fatto che nella città capitale d’Italia, nonostante da molti anni esista una normativa all’avanguardia, il decreto legislativo 22 del 1997, e si spendano annualmente notevoli risorse dei contribuenti, siamo ancora ad una raccolta differenziata tra il 14 e il 21% (i dati esistenti sono molto divergenti), comunque ben al di sotto della soglia prevista dalla medesima legge. L’Ama nel tempo ha investito solo una parte delle risorse dedicate alla realizzazione dell’impiantistica necessaria a supportare la differenziata; la gestione della raccolta separata – nonostante la volontà di avere gestori distinti espressa già molti anni fa dal Consiglio Comunale la sola volta che ha potuto dettare i propri indirizzi sul tema – resta nelle mani dello stesso soggetto economico proprietario della discarica e del termovalorizzatore.

Il porta a porta, partito come esperimento ben riuscito, con percentuali di differenziata  prossime al 70%, successivamente è stato boicottato con progetti male organizzati che hanno condotto all’insuccesso in taluni quartieri, come Trastevere o Cinecittà. La mancata realizzazione delle isole ecologiche previste e molte altre sono state le omissioni che hanno portato alla situazione attuale. Infine, negli ultimi anni, con un bilancio dell’Ama minato da assunzioni clientelari, si è creata la premessa per una sua privatizzazione. Insomma, una situazione, un modus operandi,  che non può non essere riconducibile ad un sistema politico-amministrativo-imprenditoriale, che tiene la capitale in una situazione di assoluta arretratezza e contro il quale, alla luce della decisione assunta, nulla ha potuto fare neppure il Ministro Clini, che ha ripetutamente richiamato alla necessità di pervenire al più presto ad un metodo di raccolta porta a porta che, nell’immediato, può avere costi economici più elevati ma che, alla lunga, apporta benefici e risparmi, se non guadagni, in termini ambientali ed economici per la collettività.

La politica non è innocente. Nulla ha fatto per cambiare lo stato delle cose e senza tornare all’inflazionata intervista al defunto Mario Di Carlo, basta pensare all’approccio sottomesso che essa ha nelle sedi istituzionali negli incontri ufficiali con il cogestore del ciclo dei rifiuti a Roma. Forse bisognerebbe andare a vedere se nei bilanci delle società del cogestore vi siano o meno finanziamenti – legalmente ineccepibili e registrati – per le campagne elettorali di partiti o addirittura di singoli esponenti politici e, in caso affermativo, si potrebbero meglio comprendere certe dinamiche.

Sta di fatto che i cittadini che afferiscono alla rete Zero Waste, che hanno redatto una proposta di delibera di iniziativa popolare, consegnata ieri al Comune di Roma, per la quale hanno raccolto oltre 7.000 firme, hanno le idee ben più chiare di chi ha governato o ci governa oggi e sanno che, con il porta a porta esteso a tutta la città e la realizzazione di un’impiantistica idonea, oltre che con l’abbattimento degli imballaggi, si può arrivare ad eguagliare altre città nel mondo che sono riuscite a differenziare quasi la totalità dell’immondizia. Purtroppo, siamo prossimi alle elezioni amministrative e si rischia che, come già accaduto in passato, il Consiglio Comunale voti all’unanimità la proposta, salvo poi dimenticarla il giorno dopo la consultazione elettorale. Perciò, restando così le cose, oggi è toccato a Pian dell’Olmo, domani si parlerà di qualche altra discarica, magari purché sia di…Il problema principale non è quale discarica, ma la esistenza stessa di una discarica, il modello di gestione dei rifiuti sin qui seguito, perché occorre arrivare, e si può, ad una gestione virtuosa fondata essenzialmente sulla raccolta differenziata e su impianti non inquinanti di ultima generazione per la chiusura del ciclo.

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