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Crisi. Allarme rosso. Diminuisce il Pil -1,3, aumenta la Cig e i disoccupati

ROMA – La logica dei numeri vale più di tante parole spese nei dibattiti televisivi, sempre più inguardabili, di tanti articoli  che compaiono sui grandi quotidiani, una sorta di discussione a puntate fra gli “ esperti” di economia.

Sempre i soliti che dicono e si contraddicono. Ora va di moda il dibattito sulla uscita dall’euro, sulle monete fatte in casa. Monti e i suoi ministri si impantanano sempre più in dispute  astratte, cercano di rassicurare, “ ce la facciamo”. “ ci siamo messi sulla strada giusta” “ abbiamo evitato il baratro” “ i sacrifici sono serviti”. Il ministro del Lavoro ha una fissa: i licenziamenti, come si garantisce all’imprenditore che quando vuole può licenziare.  La logica dei numeri che mese per mese scandiscono i tempi della crisi dice tutt’altro. Nel baratro ci siamo, immersi, forse riusciamo a tener fuori la testa, ma i piedi ci sono dentro.  


Le misure varate dal governo del tutto inefficaci

La realtà è che le misure fino ad ora adottate dal gopverno, il prezzo pagato da 28 milioni di persone, lo dice il ministro Passera, non hanno sortito che un effetto: aggravare sempre più la crisi, spingere verso il basso la recessione.  Sono i numeri a dirlo. Partiamo dai dati relativi al Prodotto interno lordo 8 Pil) nei paesi dell’eurozona, diffusi da Eurostat. Linea piatta, crescita zero nel primo trimestre dell’anno. L’Italia ha registrato una flessione del Pil dello 0,8%, il risultato peggiore dopo l’Ungheria (-1,3%) e la Repubblica ceca (-1%).

Rispetto al primo trimestre del 2011 nel periodo gennaio-marzo 2012 ha registrato una flessione dello 0,1%
per l’Italia  dell’1,3%, un dato migliore solo a quelli di Grecia (-6,2) Portogallo (-2,2) Ungheria (-1,5) e Cipro (-1,4) e a pari merito con l’Olanda. I dato Eurostat confermano anche il ruolo trainante svolto dalla Germania: il suo Pil nel primo trimestre del 2012 è cresciuto dello 0,5. Già la Germania, vive sulle disgrazie degli altri.  E l’Europa  vivacchia,  con i leader che si parlano, si incontrano, fanno progetti, ma nessun impegno concreto per la crescita. Holland ha portato una ventata di aria nuova ma i governi conservatori  non hanno alcuna idea di cambiare linea. Il problema non è di mediare fra Merkel  e il premier francese, come sta facendo Monti , ma di battersi con energia per un cambio di passo.

Usa e Cina si parlano per la “ questione Europa”

Siamo arrivati al punto  che  “la questione  Europa” è argomento di conversazione fra autorevoli   esponenti degli Stati Uniti e della Cina.  Hanno una gran paura del contagio , avanzano proposte. Ma le tecnocrazia che governano il più  il vecchio continente non ci sentono. E il disastro è sotto gli occhi di tutti.. Torniamo all’Italia. Cassa integrazione, dati Inps per il mese di maggio: le ore richieste sono arrivate a quota 105,5 milioni, in aumento di ben il 22,5% su aprile e del 2,7% su base annua. Altro dato :: ad aprile l’istituto ha ricevuto circa 78mila domande di disoccupazione, il 10% in più rispetto allo stesso mese del 2011, quando furono 71mila. Nel complesso, il numero delle ore di cassa autorizzate nei primi cinque mesi del 2012 ,  è di 428,3 milioni a fronte dei 425,6 milioni del 2011 (+0,64%). L’incremento di  maggio interessa tutti i tipi di Cig. Passiamo a dare uno sguardo alla situazione delle imprese di cui parla il report dell’Istat su struttura e dimensione delle aziende, L’occupazione scende del 2,5%. La contrazione più evidente riguarda l’industria, il commercio, le costruzioni. Nel Sud e nelle Isole quest’ultimo settore  registra rispettivamente un -6,8 e.8,2. Dall’Istat passiamo al rapporto del Centro studi di Confindustria.( Csc).

 

Produzione manifatturiera . Italia scavalcata da Brasile e Corea del Sud

 Se possibile la situazione appare ancora più grave. L’Italia soffre la recessione, un “feroce” credit crunch e la bassa redditività:” Arretra, per produzione manifatturiera scivolando da quinta a ottava, scavalcata da India, Brasile e Corea Sud e mettendo a rischio a stessa sopravvivenza di parti importanti dell’industria,” sottolinea il rapporto “Per rafforzare il manifatturiero, motore della crescita attraverso l’innovazione, è tornata strategica la politica industriale-: ma è un punto debole del nostro Paese –  afferma il responsabile del Csc, Luca Paolazzi – per i limiti legati alle “inefficienze della pubblica amministrazione” e alla mancanza di “governi dalla visione di lungo periodo”. Il rapporto  stila la classifica per produzione manifatturiera. L’Italia con una quota che scende dal 4,5 al 3,3% dal 2007 al 2011, passa dalla quinta all’ottava posizione, superata da India, Brasile e Corea del Sud”. In testa è salda la Cina ( +7,7). Perdono quota di produzione gli Stati Uniti (-3,9 punti), Francia e Regno Unito (entrambi -0,9), Spagna (-0,7) e Canada (-0,4).

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