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Facciamo uscire Bodan dai “domiciliari”: un gesto di solidarietà nonostante la crisi

RAVENNA – Bogdan è un ragazzo polacco, sposato con Dorota (Dora per gli amici) e padre di due figli: Laura di 7  anni e Daniel di 19 mesi. Bogdan e Dorota sono due dei tanti “immigrati” che, venuti in Italia in cerca di fortuna, hanno di fatto contribuito – con il loro lavoro (spesso pesante e scansato dagli autoctoni) – ad ampliare la ricchezza di questo territorio e della sua comunità.

Mentre Dorota si guadagna la vita facendo l’infermiera, Bogdan lavora al porto di Ravenna. Fossimo a Genova, avrebbe la dignità di un “camallo” ma qui, in questa strana città portuale che è Ravenna, con il mare a 8 chilometri, Bogdan – come i suoi compagni – è solo uno scaricatore che, in questi anni, si è conquistato sul campo la stima, il rispetto e l’amicizia dei suoi compagni e dei suoi superiori.

Purtroppo, ultimamente, il “lieto fine”, non sembra albergare da queste parti tanto che, alle disgrazie collettive, spesso, si aggiungono quelle individuali. Così, ad agosto del 2011, quando Bogdan riesce a prendere un giorno di permesso, la gita con la famiglia in Croazia si trasforma in un incubo e un maledettissimo tuffo in mare lo mette “seduto”.

“Lesione midollare alla vertebra cervicale C6 e C7 con tetraplegia post traumatica”: questa è la diagnosi che, dopo un primo intervento d’urgenza in Croazia ed un altro, pochi giorni dopo, a Lugo e a Montecatone, immobilizza per sempre le gambe di Bogdan che, comunque, grazie alla sua forza d’animo e alle cure dei sanitari romagnoli , ottiene un provvidenziale (quanto insperato), pur se parziale, recupero delle mani e delle braccia.

Dimesso a metà aprile dal centro di riabilitazione di Lugo, Bogdan passa agli “arresti domiciliari” nella sua casa che, pur essendo ampia ed agevolmente ristrutturabile e ristrutturata (il bagno a “norma” è stata la prima condizione per il suo “rilascio” dal nosocomio lughese), si trova al terzo piano d’un palazzo senza ascensore.

È per questo motivo, dunque, che parlo di “domiciliari” perchè dallo scorso mese di aprile Bogdan è segregato in casa se si eccettua qualche piccola sortita, legata alla buona volontà e alla pazienza di qualche amico che, materialmente, se lo “incolla” – insieme alla “sedia” – aiutato da un trabiccolo pesante quanto instabile con cui si superano 6 rampe di scale.

Tentando di allontanare da me qualsiasi giudizio di valore e rimettendomi all’Altissimo e alla sua proverbiale giustizia segnalo, solo per motivi di cronaca, il comportamento “disdicevole” dei condomini di Bogdan e Dora che, pur dichiarandosi “non contrari” all’istallazione d’un ascensore, si sono detti indisponibili – anche semplicemente per la sola rispettiva quota di pertinenza – a partecipare alle spese.

Resta, comunque, il fatto che per far uscire dai “domiciliari” a Bogdan servono oltre 40 mila euro di cui – manco a dirlo – il pover’uomo, sua moglie Dora, i loro amici e colleghi sono momentaneamente sprovvisti, motivo per cui si sono già attivati, con feste, cene e collette di sottoscrizione, per tentare di metterli insieme.

Ora, siccome non voglio rassegnarmi a credere nella “cattiveria endemica” del genere umano, ma consegnando agli attacchi più “virulenti” di questa insensata e inconcepibile crisi economica la nostra progressiva insensibilità e indisponibilità alle disgrazie del prossimo,  ho voluto segnalare la condizione di Bogdan che per 40 mila euro (che non ha) è costretto a subire un di più di pena, gli arresti domiciliari, appunto, che si uniscono alla sua attuale precaria e difficile condizione di salute.

Evidenzio, perciò, l’IBAN IT76S0316501600000110437994 su cui spero vengano effettuati molti bonifici con la causale: “Liberiamo Bogdan dai domiciliari”.

Facciamolo per Bogdan: per la sua libertà, indipendenza e dignità. Ma facciamolo, anche, per i suoi condomini. Chissà che non imparino il dolce segreto della solidarietà, pensando che forse, un giorno, l’ascensore potrebbe servire anche a loro.

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