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NAPOLI – Sono 45 le persone arrestate al momento, tra dipendenti cimiteriali, medici legali, titolari e dipendenti d’imprese funebri, tutte accusate di essere coinvolte nel cosiddetto racket delle pompe funebri.

La Squadra Mobile della Questura di Napoli sta infatti dando esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di queste persone per  reati che vanno dall’associazione per delinquere, al falso in atto pubblico e corruzione. Le indagini, avviate nel 2009, hanno evidenziano l’esistenza di corruzione fra personale impiegato nei cimiteri e quello infermieristico negli ospedali che intascavano mazzette da alcuni gestori di imprese di onoranze funebri.  È stato dimostrato il coinvolgimento anche di medici legali ASL, incaricati di constatare i decessi i quali, beneficiando di compensi non dovuti, redigevano il certificato necroscopico sulla scorta delle indicazioni, spesso fornite solo telefonicamente, dagli addetti delle imprese funebri.

Un filone di indagine ha riguardato gli infermieri addetti alle camere mortuarie degli ospedali che, previo lauto compenso, erano soliti avvisare del decesso e assistere imprese funebri compiacenti, affinché si aggiudicassero servizi funebri dei pazienti morti.

Ipotesi di responsabilità sono emerse anche a carico di taluni dipendenti comunali addetti al servizio di Polizia Mortuaria che percepivano compensi non dovuti per eseguire le fasi conclusive delle esequie, ovvero quelle relative alla sepoltura o tumulazione delle salme.

Tutte le somme illegalmente elargite venivano successivamente contabilizzate dalle imprese funebri a carico dei congiunti delle persone decedute sotto la generica voce spese cimiteriali.

Il provvedimento, emesso dal gip presso il Tribunale di Napoli, ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre indagati, 15 arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre 27 persone.

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