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ROMA – Le offese rivolte a Rosy Bindi dal comico Beppe Grillo sul campo dei diritti civili hanno fatto incazzare tutti. Perfino chi in materia di nozze gay si professa favorevole da sempre, ma poi per diversità all’interno del suo partito non  riesce quasi mai a prendere una posizione.

Colpa anche di una sinistra dalle troppe anime che, ahimè, su tanti argomenti avrebbe dovuto trovarsi unita negli intenti, invece già dai tempi del governo Prodi l’aspra discussione sui Di.co,  che vedeva da un lato i contrari cattolici capitanati da Francesco Rutelli e dall’altra Emma Bonino in testa ai favorevoli, continua.  

Tuttavia, molti hanno attaccato Grillo per le sue offese gratuite alla presidente del Pd, Rosy Bindi, perchè in questo modo ha messo in luce la sue vera verve, che  somiglia tutt’altro a quel messaggio di democrazia  e soprattutto rispetto per l’avversario a cui il suo partito vorrebbe ispirarsi.
Insomma la sua battutaccia avrebbe potuto benissimo risparmiarsela.  Grillo in questo caso somiglia molto –  come fa notare Paolo Ferrero, segretario del Prc –  proprio a Silvio Berlusconi per quelle frasi dal sapore populista che racchiudono l’anima del convinto maschilista.

Sull’argomento è giunto un intervento interessante di Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico, che forse anche Grillo dovrebbe leggere con attenzione, visto che arriva da una persona direttamente interessata a una legge del genere: “Gli ordini del giorno sui matrimoni gay presentati in
assemblea, avrebbero aiutato i cittadini a capire se, per il Pd, le coppie omosessuali in Italia possono avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Del resto lo stesso Bersani su questo tema ha dichiarato di recente la necessità di porre fine ad una situazione che ha definito ‘da far west’ e fare proposte per risolvere problemi, non mi pare si possa considerare un reato».
«La pretesa della presidente Bindi di dettare regole per tutti mi lascia poi alquanto perplessa- sottolinea Concia-, così come mi sconcerta la sua scelta di legare la difesa delle sue posizioni al sostegno della candidatura di Bersani; queste sì che rischiano di apparire beghe tutte interne al partito. L’alternativa non è tra evitare le divisioni e fare dei passi in avanti; i passi in avanti li devono fare i diritti nel paese e la politica deve essere al servizio delle persone, altrimenti è puro esercizio di potere. E questo vale anche per coloro che, come Grillo, aspettano come avvoltoi che qualcun altro agisca per poi insultare; magari un giorno gli omosessuali e il giorno dopo i dirigenti del Pd».

«Quello che personalmente cerco di fare, almeno fino a quando mi sarà permesso, è di esprimermi negli organismi dirigenti e davanti ai militanti, senza alcuna minaccia di uscire dal partito, anzi, con la ferma determinazione di impegnarmi al meglio dentro il Pd e renderlo più aperto, democratico e comprensibile, con la sicurezza che le elettrici e gli elettori sanno distinguere perfettamente la serietà dell’impegno, dalle chiacchiere», conclude Concia.

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