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DAMASCO – Sono più di 300 le persone uccise ieri negli scontri in Siria. Lo sostiene l’Osservatorio siriano dei diritti umani, ong con sede nel Regno Unito.

Il bilancio è il più grave nei 16 mesi, trascorsi da quando sono iniziate le proteste. Circa due terzi delle vittime sono civili. I ribelli sostengono di essersi impadroniti di un posto di blocco al confine turco, mentre l’esercito annuncia di aver “ripulito dai terroristi” il quartiere Midan di Damasco.
I combattimenti hanno scosso diversi quartieri di Damasco nella notte tra giovedì e venerdì, per la sesta giornata consecutiva. Lo ha denunciato l’Osservatorio dei diritti umani (Osdh), l’ong con sede a Londra.  «Combattimenti sono scoppiati a Kafar Soussé (sudovest), dove un autista di taxi è stato ucciso, e ad Hajar el Aswad (sud)», ha affermato il direttore dell’Osdh, Rami Abdel Rahmane.

Di fronte all’offensiva dei ribelli a Damasco, l’esercito ha intensficiato le sue operazioni, prendendo d’assalto per la prima volta un quartiere della capitale – quello orientale di Qaboon – con «oltre quindi carri armati e blindati per il trasporto truppe», ha indicato l’Osdh. Più di 248 persone sono state uccise ieri in tutto il Paese, secondo il bilancio dell’Osdh: se i dati fossero confermati, sarebbe la giornata più cruenta dall’inizio della rivolta scoppiata a metà marzo 2011.

Intanto i   ribelli siriani, che già controllerebbero interamente la frontiera con l’Iraq, al termine di una furibonda battaglia con le truppe governative hanno assunto il controllo di un secondo valico di confine con la Turchia, quello di Bab al-Hawa che avevano attaccato ieri, quando avevano conquistato il varco di Jarablus: lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti sul posto, secondo cui i soldati lealisti hanno abbandonato la postazione e si sono dati alla fuga. Il valico, che si trova nella provincia nord-occidentale di Idlib ed è prospiciente la località turca di Cilvezogu, è adesso controllato da circa centocinquanta  miliziani. Saccheggiati e dati alle fiamme i camion che attendevano di superare il confine.

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