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Ormai i ceffoni all’Europa, all’euro e a Eurolandia diventano difficili anche da elencare, e se oltre ai ceffoni che arrivano ci aggiungiamo anche quelli che i paesi europei si danno da soli, la fatica diviene improba.

Moody’s ha tagliato l’outlook sul debito della Germania ciò ha dato voce a chi chiede di fermare gli aiuti ai paesi periferici dell’euro, dalla Grecia all’Italia passando per la Spagna.

La Spagna ha diffuso un comunicato durissimo per sollecitare l’Europa ad agire che avrebbe firmato con Francia e Italia ma Parigi e Roma scrollano le spalle stupiti, non ne sanno nulla.

Le borse vanno in picchiata come quei bombardieri tedeschi della seconda guerra mondiale con gli spread che continuano a crescere all’impazzata, dalla nostra parte per la crescita su livelli insostenibili del costo del debito e dal lato della Germania per essersi fissato su livelli egualmente insostenibili, ma al ribasso mentre con lo spread a livelli pre Monti il fallimento della politica di solo rigore è evidente.

Borse e titoli di stato ancora sulla graticola

Continuano le vendite su Spagna e Italia. A Milano il Ftse-Mib è arrivato a perdere oltre il 3 per cento per poi chiudere a meno 2,71. Lo spread, il differenziale di rendimento, tra i titoli italiani a dieci anni e gli omologhi tedeschi con parei scadenza è in rialzo e sfiora ormai i 540 punti base, ha infatti chiuso a 537 punti. Il livello di chiusura odierno è particolarmente significativo in quanto segna il massimo dai 531 punti raggiunti lo scorso 15 novembre, il giorno precedente l’insediamento del governo Monti, e di fatto sancisce il fallimento di una politica di rigore a geometria variabile che colpisce solo i redditi più bassi.

Ma il cuore dell’assalto è stato in Spagna dove, sull’onda della ventilata ipotesi che anche un’altra regione, la ricca o ex tale Catalogna, debba ricorrere a grossi aiuti da parte dello Stato centrale iberico aumenta i timori che Madrid debba a sua volta tornare a chiedere aiuto all’Europa.
La Borsa di Madrid ha chiuso così al meno 3,58 per cento mentre i rendimenti dei Bonos decennali hanno fatto segnare nuovi massimi storici oltre il 7,60 per cento con lo spread con Berlino che è arrivato fino a  640 punti base per poi chiudere a 638 punti.

Costosissima è stata anche l’asta di titoli offerti oggi dalla Spagna su scadenze brevi, che si è chiusa con rendimenti in netta salita.

In particolare la Spagna ha collocato un totale di 3,05 miliardi di euro di titoli di Stato a breve termine pagando un tasso del 2,434% in salita rispetto al 2,362% del mese scorso sui titoli trimestrali e del 3,691% contro il 3,237% di giugno sui titoli semestrali. Continuando così a trasmettere il costo della crisi e dello spread sui conti pubblici spagnoli

Moody’s. Outlook negativo per Berlino

Moody’s Investors Service, una delle tre più temute e criticate agenzie di credit rating, insieme a Standard & Poor’s e Fitch Group, ha modificato in negativo l’outlook su Germania, Olanda, Lussemburgo  confermando la tripla A alla Finlandia.
Tutti e quattro i Paesi sono stati colpiti da Moody’s non per loro colpe ma per colpe principalmente di altre nazioni, quasi a spronare i cittadini a dire di no ai piani di aiuto. In particolare i paesi sono interessati da due sviluppi a livello di area euro, il primo è la crescente incertezza sull’esito della crisi del debito, con particolare riguardo all’eventuale rischio emergente dalla sempre più realistica eventualità che la Grecia esca dall’area euro ed all’impatto di questo evento sull’area nel suo complesso e su Spagna e Italia in particolare.
Il secondo è invece l’aumentata possibilità che sia richiesto un grosso sostegno per altri debiti sovrani, con ovvio riferimento a Spagna e Italia. Il peso di ulteriori aiuti cadrebbe più pesantemente sugli Stati dal rating più alto che vengono quindi visti ora in negativo per il rischio derivante da essere in positivo.

Ovviamente l’effetto in Paesi come la Germania è stato quello di spingere ancora di più ad un ulteriore irrigidimento sugli aiuti.

Un comunicato durissimo. Ma di chi?

Italia, Francia e Spagna “esigono l’applicazione immediata degli accordi” del summit europeo di fine giugno, che propone l’intervento dei fondi salva-stati per aiutare i paesi in difficolta’. E’ quanto è stato letto in ciò che avrebbe dovuto essere un comunicato congiunto. Il comunicato avrebbe sollecitato la UE ad assumere decisioni rapide ed il segretario di Stato spagnolo per la Ue Estado Mndez de Vigo ha dichiarato che la “rapidita’ e’ una condizione essenziale del successo di tutta l’azione europea” e c’e’ “uno scarto preoccupante tra la decisione che ha preso il Consiglio europeo e l’applicazione di questi accordi”

Imbarazzantissimo è però il finale della storia con Roma e Parigi che negano di aver firmato. Fonti di Palazzo Chigi esprimono lo “stupore del governo italiano circa l’iniziativa comunicata dal ministero degli Esteri spagnolo in merito ad una pretesa dichiarazione congiunta fra Spagna, Italia e Francia, iniziativa della quale il governo italiano non e’ al corrente”.Da Parigi viene smentita l’esistenza di un comunicato congiunto.

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