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Inchiesta Sanità. Formigoni indagato per corruzione: “Non temo nulla – non mi dimetto”

MILANO – Formigoni, dopo settimane di indiscrezioni e di smentite, è stato ieri ufficialmente indagato per corruzione con l’invito a comparire il prossimo sabato davanti al pm.

Probabilmente l’interrogatorio sarà tuttavia rinviato ad altra data in base agli impegni del governatore. L’accusa formulata è di concorso in corruzione aggravata nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi neri creati attraverso la Fondazione Maugeri.

Formigoni dovrà rispondere per una serie di benefit del valore di 8,5 milioni di euro. Nell’invito a comparire si fa riferimento a fatti commessi, a Milano e all’estero, dal 2001 fino al novembre 2011.

Secondo la ricostruzione della Procura, Formigoni avrebbe favorito, con quindici delibere del Pirellone, la Maugeri cui sarebbero stati versati circa 200 milioni per le cosiddette “funzioni non tariffabili” e come contropartita avrebbe ricevuto un lungo elenco di “utilita’” il cui valore ammonta a otto milioni e mezzo di euro. Almeno 4 milioni – rivela un’informativa della Guardia di Finanza – sarebbe lo  “sconto” di cui avrebbero goduto Formigoni e Alberto Perego cui Dacco’ ha venduto una villa in Sardegna, “ceduta a un prezzo di 3 milioni”, a fronte di un mandato a vendere di 7 milioni.

Ci sarebbero poi 3,7 milioni ricevuti in spese sostenute per “acquisto e mantenimento di imbarcazioni di lusso, dal 2007 al 2011”. Oltre 800 mila euro in “vacanze in diverse localita’ caraibiche (dal 2006 al 2011) e biglietti aerei”. Altri 70mila euro sarebbero le “spese sostenute da Dacco’ nell’interesse “politico” di Roberto Formigoni in correlazione al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione. Un tesoretto di 500mila costituirebbe “le spese sostenute da Dacco’ presso rinomati ristoranti, nell’organizzazione di eventi e incontri con Roberto Formigoni e altri uomini politici, dirigenti e funzionari della sanita’ lombarda, dirigenti di strutture sanitarie pubbliche e private”.

Il  quadro delle accuse non sembra tuttavia spaventare il governatore che afferma:

  “Ho letto le carte e mi son detto: tutto qua? Avevo letto già tutto sui giornali in queste settimane”, ha affermato il governatore, in una conferenza stampa. “Nulla di nuovo e’ emerso – ha aggiunto -, sono i soliti episodi che ho definito in più occasioni falsi, non a me riferibili, gravemente deformati.

Intanto il consigliere regionale lombardo del Pd Giuseppe Civati chiedeintervistato da Repubblica, le dimissioni del governatore affermando: “Ormai è alla fine, il velo si è squarciato. Il suo tempo è finito, anche stavolta è riuscito a non rispondere ma le accuse sono molto significative”. “Bisogna essere pronti, insiste Civati a raccogliere la sfida ma dobbiamo esserlo tutti. Vorrei che il mio partito si facesse carico del tema della Lombardia a livello nazionale”.  “Servono dunque”, rilancia Civati, “le primarie per scegliere il candidato per la Lombardia. Bersani fissi i limiti forti di una coalizione e faccia delle proposte

per governare la regione”.

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