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Patroni Griffi ossessionato dai licenziamenti

ROMA – Sembra un vero e proprio contagio quello che sta colpendo il Ministro Patroni Griffi. Dopo aver provato a resistere alla pressione della sua collega Fornero, che non mancava occasione per ricordargli come la sua “controriforma” fosse stata da lei pensata per licenziare anche nel pubblico, oggi il Ministro della pubblica amministrazione si è arreso.

Non parla più di lavoro pubblico come elemento di garanzia dei diritti dei cittadini, non riflette più su come rendere efficiente il sistema dei servizi e parte attiva dei processi di miglioramento le professionalità pubbliche. Si disinteressa  ormai completamente delle condizioni materiali in cui versano le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi pubblici, i cui salari sono ormai bloccati da quattro/cinque ed in alcuni casi anche da sei anni. Non si interroga sugli insostenibili carichi di lavoro ai quali, causa blocco del turn over, sono sottoposti gli operatori  e se ne frega anche degli impegni che lui stesso ha sottoscritto con le parti sociali ed il sistema delle autonomie non più di tre mesi fa.

La sua preoccupazione ormai è come licenziare: collettivamente, per ragioni economiche o per via disciplinare queste sono le strade che il Governo ha definito e che il Ministro sembra intenzionato a percorrere con formule anche abbastanza singolari, come quella che negherebbe sia il reintegro, sia l’indennizzo nei casi di licenziamenti illeggittimi: nemmeno al Ministero del Lavoro avrebbero sperato tanto.

Ciò che il Ministro fa finta di non sapere è che su quella strada troverà il sindacato, la Fp Cgil che, insieme alle categorie pubbliche della Uil, si opporrà con forza e determinazione a questa operazione devastatrice del lavoro pubblico.

Lo sciopero generale del prossimo 28 settembre sarà il primo vero atto di forza delle lavoratrici e dei lavoratori dei servizi pubblici contro le politiche del Governo Monti. Quelle stesse politiche che in nemmeno un anno di governo del Paese per loro hanno significato solo impoverimento, ulteriore frustrazione e  ora disoccupazione, nuova povertà, nuove ingiustizie.

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