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Arrestato Antonio Rappoccio, consigliere regionale della Calabria

E salgono a tre i consiglieri regionali della Calabria a sostegno di Scopelliti

COSENZA – “Lavoro in cambio di voti”. Un’accusa tanto “banale e scontata” quanto vera in una terra, come la Calabria, dove la politica di nutre di tali richieste. Antonio Rappoccio è il terzo consigliere regionale calabrese arrestato di questa legislatura che porta il nome di Giuseppe Scopelliti. Tutti del Pdl ovvero la coalizione del Governatore. Dapprima è toccato a Santi Zappalà, che si è dimesso, arrestato nel dicembre 2010 nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria con l’accusa di avere incontrato Giuseppe Pelle, boss dell’omonima cosca di San Luca, andandolo a trovare nella sua abitazione a Bovalino per chiedere il suo sostegno in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 28 e 29 marzo 2010, poi è stata la volta di Francesco Morelli è finito in manette il 30 novembre del 2011 nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano per presunti rapporti con la cosca della ‘ndrangheta Lampada-Valle, attiva nel capoluogo lombardo, nel corso della quale furono arrestati anche l’allora presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria Vincenzo Giglio e l’avvocato Vincenzo Minasi.

 

Questa mattina le manette sono scattate per Antonio Rappoccio, già rinviato a giudizio per corruzione elettorale nell’ambito della stessa vicenda che poi ha avuto ulteriore impulso dopo l’avocazione da parte della Procura generale di Reggio Calabria che ha ipotizzato nei confronti del consigliere anche i reati di associazione per delinquere, truffa e peculato, oltre a quello di corruzione elettorale aggravata. Il politico, eletto nella Lista “Scopelliti presidente” in quota Pri, è stato arrestato dalla guardia di finanza per associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato in esecuzione di un provvedimento del gip su richiesta della Procura generale di Reggio Calabria. Rappoccio , secondo l’accusa, per ottenere l’elezione in consiglio regionale, nel 2010, avrebbe messo in piedi un meccanismo di «concorsi fantasma» con lo scopo di accaparrarsi i voti di molti giovani reggini, in cerca di prima occupazione. A ciascuno di loro era stato richiesto «un impegno elettorale». Ogni giovane riceveva dalla segreteria del politico una scheda da restituire, in cui figuravano annotati i nomi degli elettori di cui era stato assicurato il voto, con indicazione del seggio e della sezione elettorale. Il meccanismo si è servito di alcune cooperative per mascherare i «fantomatici progetti occupazionali». Dalle indagini è emerso che Rappoccio avrebbe incassato l’appoggio elettorale di almeno 850 persone a cui era stato imposto di scriversi, dietro pagamento di 15 euro, alla cooperativa Alicante e solo dopo, dietro pagamento di 20 euro avrebbero potuto partecipare al concorso per un’ipotetica assunzione nell’ambito della gestione del fotovoltaico. Le prove scritte erano state addirittura eseguite, naturalmente prima delle elezioni regionali del 2010 che hanno sancito l’entrata a Palazzo Campanella dell’esponente del Pri. Della prova orale, però, non c’è traccia. C’era poi la promessa da mantenere per garantire il futuro politico di Rappoccio. I giovani selezionati si sarebbero dovuti impegnare a sostenere con lo stesso numero di voti forniti in occasione della campagna elettorale per le regionali, l’ipotetica elezione di Rappoccio al parlamento nazionale. All’esponente politico del Pri la procura Generale ha anche contestato il reato di peculato. Le telefonate di convocazione per «istruire» i giovani al voto sarebbero partite dai telefoni installati dentro il Palazzo che ospita il Comune di Reggio Calabria.

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