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Disastro Italia. Pil in picchiata, tracollo dei consumi

Investimenti in calo, miliardi bruciati

ROMA – L’Istat ha diffuso oggi i dati relativi al prodotto interno lordo del nostro Paese nel secondo trimestre del 2012. Il Pil, il dato che si rapporta a deficit e a debito per verificare la affidabilità di un Paese, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al medesimo trimestre del 2011, il dato peggiore  dal 2009. In calo  del 9,5% gli investimenti fissi lordi  Si parla di una quarantina di miliardi bruciati e  della diminuzione delle nostra ricchezza di ben cento milardi.
A preoccupare è soprattutto quanto avvenuto per la spesa delle famiglie sul territorio nazionale che ha registrato un calo del 3,5%, dovuto a diminuzioni del 10,1% per gli acquisti di beni durevoli, del 3,5% per quelli di beni non durevoli e dell’1,1% per gli acquisti di servizi.

Il dato arriva a correggere, al ribasso, la stima preliminare diffusa il 7 agosto 2012 scorso che aveva misurato una diminuzione congiunturale dello 0,7% e una diminuzione tendenziale del 2,5%.
Il dato brilla nella sua notevole gravità per tre aspetti di cui il primo è la prevedibilità. In molti infatti avevano avvisato l’esecutivo guidato da Monti che un eccesso iper rigorista, un aumento dell’imposizione sui consumi ed un prelievo sbilanciato in danno dei redditi più bassi avrebbe logicamente portato ad una contrazione del PIL. Il secondo aspetto è che questa dura e persistente recessione, basti pensare che la variazione acquisita per il 2012 è pari a -2,1%, rischia di minare i fondamenti del totem a cui sono stati devoluti tutti i sacrifici delle famiglie italiane, sbilanciando ancora di più i nostri conti pubblici impattando sul rapporto tra debito pubblico e PIL, in particolare facendolo aumentare, nonostante tutte le ‘lacrime e sangue’ che il governo ha chiesto ai cittadini.
Il terzo aspetto da rilevare è la composizione di questa riduzione. Il vero e proprio tracollo dei consumi delle famiglie lancia un segnale preciso, il messaggio che si è arrivati al fondo del barile e più giù di così ci si va solo contraendo i consumi.

A preoccupare ulteriormente e a smentire chi si difende affermando che la crisi, in questi termini di gravità, è mondiale è l’impietoso confronto con gli altri paesi.
Nel secondo trimestre, rispetto al trimestre precedente, il Pil è aumentato in tre Paesi, dello 0,4% negli Stati Uniti, dello 0,3% in Germania e in Giappone, è rimasto stazionario in Francia, mentre è diminuito dello 0,5% nel Regno Unito.
In termini tendenziali, ovvero rispetto al medesimo trimestre dell’anno precedente si sono invece registrati incrementi del 3,6% in Giappone, del 2,3% negli Stati Uniti, dell’1,0% in Germania e dello 0,3% in Francia, mentre nel Regno Unito il PIL è diminuito dello 0,5%.
L’area Euro nel suo complesso ha registrato un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% in confronto allo stesso trimestre del 2011.

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