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Lazio. Quel Consiglio regionale non può stare in piedi

ROMA – Altri casi come quelli della regione Lazio e le piazze di Grillo, ormai sgonfiate, torneranno a riempirsi.

C’è poco da stare allegri. Quello che colpisce in questa vicenda, lo ha sostenuto Cardulli in un suo post, non è l’entità delle ruberie ovvero delle cifre illegittimamente utilizzare per fini impropri ma l’assenza di controllo. Nessuno ha visto niente, nessuno si è insospettito, nessuno ha chiesto conto. Marco Travaglio questa mattina polemizza con la tesi che sostiene che i politici non sono tutti uguali. Lui tira l’acqua al suo mulino. Tuttavia è difficile farsi portavoce di quella tesi quando, come nel Lazio, ci si trova di fronte a milioni e milioni di euro che sono passati dalla casse pubbliche ai portafogli privati senza che l’opposizione abbia battuto ciglio. Faccio un esempio. Si dice che il finanziamento pubblico serva a sostenere l’attività politica per evitare che questa sia dominata solo dai ricchi e dagli abbienti. Giusto. Eppure leggiamo che anche l’opposizione non riusciva a spendere tutti i soldi che riceveva e che una parte di essi erano destinati ad attività improprie ( in enoteca!), che non si badava a quel che accadeva nell’ufficio accanto. La prima riforma da fare sarebbe molto semplice, assieme alla riduzione dei contributi pubblici: bisognerebbe proibire il finanziamento di attività conviviali. Vi volete vedere per discutere di politica? Fatelo prima o dopo il pranzo e se volete pranzare, pagatevelo. Siamo in un momento delicato della vita pubblica. Giampaolo Pansa sostiene che c’è un clima che potrebbe favorire l’arrivo di colonnelli. Forse esagera.

Tuttavia il cittadino elettore oggi è frastornato da notizie imbarazzanti che rischiano di fare di tutta erba un fascio. Dopo il caso Lazio si è aperto il dossier sulle spese pazze di tutte le regioni. E’ un fiume di denaro che dal centro va alla periferia  senza controlli. E spesso anche senza  benefici per i cittadini. Pensiamo solo a quello che si spende per la sanità e a come vengono curari i pazienti di alcune regioni meridionali. Il rischio è che l’approfondirsi della antica questione morale possa spingere tanti a considerare fallimentare la riforma regionale. Più la politica fallisce, più sale la richiesta di abolire i luoghi decentrati della democrazia a vantaggio di una elite casta e pura, magari formata solo da tecnici, che governi la Repubblica dall’alto. E’ una corrente culturale che sta facendo proseltiti, che si gonfierà nei prossimi mesi. Si può fare da argine a tutto questo? Solo con gesti esemplari. Il Pd ha reagito allo scandalo laziale in modo tardivo, insufficiente, omertoso. Non voglio mettere in discussione l’onorabilità dei consiglieri dei quel partito, ma un dato è certo:  hanno visto niente o se hanno visto si sono voltati da un’altra parte. Quel consiglio regionale non può stare in piedi, quei consiglieri regionali il Pd non li può ripresentare. Se non c’è una forza politica nazionale che decide di imboccare la strada della propria bonifica interna mettendo assieme gli onesti e i capaci, invece degli onesti e gli incapaci, non ci sarà nessun freno per Grillo o chi per lui. Non so se verranno i colonnelli. Non c’è aria. Sicuramente molti italiani vorranno una politica ancora a lungo commissariata. Sarò difficile dare loro torto.

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