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ROMA  – Dopo due ore e mezzo si è concluso l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli dell’ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito.

Al momento non si hanno informazioni sulle dichiarazioni dell’ex sindaco di Anagagni accusato di peculato. I suoi  legali, infatti,  l’avvocato  Carlo Taormina ed Enrico Pavia, all’uscita dal carcere non hanno voluto rilasciare nessun commento ai cronisti che attendevano all’esterno.

Nel frattempo la Guardia di Finanza ha disposto il sequestro di alcuni beni di Fiortio. Si tratta di denaro depositato   sui conti correnti intestati o co-intestati a Franco Fiorito presso le agenzie Unicredit di Anagni Casilina, Roma Eur e Anagni, le filiali (due) del Monte Paschi di Siena, una della Deutsche Bank e una della Banca Popolare del Lazio.

Ma non solo. C’è anche  il denaro depositato sui conti in Spagna, a La Coruna, Barcellona, Santa Cruz de Tenerife e Madrid. Le somme sono tutte soggette a sequestro preventivo, come ordinato dal gip Stefano Aprile ed eseguito dagli uomini delle Fiamme Gialle.
Il magistrato ha disposto anche il sequestro dell’immobile al Circeo, in località Punta Rossa, composta da otto vani,  sino alla concorrenza del valore di 300mila euro, e il sequestro della Jeep Wrangler, della Bmw e della Smart di
proprietà dell’indagato.
Il gip ha disposto che il decreto sia notificato a Fiorito e a sua madre Anna Tintori, che il sequestro delle somme di denaro sia eseguito «fino alla concorrenza di un milione di euro, potendosi ritenere detta somma sufficiente a raggiungere il totale delle somme appropriate, tenuto anche conto del sequestro dell’immobile (fino alla concorrenza di 300mila euro) e del sequestro dei veicoli». Sul Fondo Unico Giustizia – si legge nel documento del magistrato – andranno le somme individuate sui conti italiani e quelle depositate sui conti esteri, i cui soldi saranno sequestrati mediante rogatoria in Spagna. Quanto ai veicoli, verranno affidati in custodia al nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza «con facoltà d’uso per l’impiego in attività di polizia, senza oneri a carico del procedimento».

Un vero fulmine a ciel sereno per Fioito, che inizialmente aveva detto di essere vittima di un complotto. Ilgip Stefano Aprile precisa che nel procedimento si sono “raccolte prove molto concrete che vanno ben al di là di quanto richiesto”. Insomma, per il magistrato sussistono, a carico dell’indagato, i gravi indizi  di colpevolezza come meglio descritti nell’ordinanza di custodia cautelare.

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