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La Carta di intenti, un buon punto di partenza

ROMA – La Carta di intenti firmata da Pd, Sel e socialisti di Nencini costituisce sicuramente  un  buon punto di partenza. I tre partiti prendono un  impegno comune e si preparano a rispettarlo. Tuttavia non  basta. Il centro-sinistra è ormai tante cose e in esso convergono aree politiche contrapposte.

Basta solo pensare all’area giustizialista che mette in discussione tante certezze compreso l’appoggio alla presidenza della repubblica. L’accordo firmato ieri da Bersani, Nencini e Vendola ha però il pregio del patto preliminare. I tre firmatari si impegnano a mantenere la coalizione in un ambito di governo. E’ difficile ipotizzare quel che accadrà. E’ più facile esercitarsi su quel che può accadere. E quel che può accadere riguarda la filosofia dell’alleanza con  l’obbligo per i diversi contraenti di rispettare le decisioni prese a maggioranza. Tuttavia anche questo accordo  ha il limite della mancanza di contenuti. E’ del tutto evidente che l’area riformista e sinistra ex radicale sono divise sul giudizio su Mario Monti. Gli uni considerano una dura necessità il governo tecnico e hanno approvato le decisioni più difficili. E’ del tutto evidente che una coalizione riformista cercare di trovare nell’agenda Monti gli spazi per affermare la propria visione. Invece siamo di fronte a un lascito che appare non discutibile. Il centro-sinistra che vuole rottamare Monti mentre lo stesso presidente appare sempre più come il candidato ideale dopo elezioni che finiscano senza un vero risultato certo. Siamo cioè di fronte a un’ipotesi di destra guidata da Monti e un’ipotesi di sinistra guidata da Bersani in none di una coalizione che raccoglie orientamenti diversi. Monti in questo momento ha più possibilità di Bersani in quanto appare più forte il suo insediamento elettorale. Bersani ha il vantaggio di rappresentare l’anima della vecchia sinistra. Ma vincerà Bersani le primarie del Pd? Questo è il dubbio attuale. Renzi appare come il candidato che più sembra delineare una fuoriuscita da destra del vecchio centro-sinisrra. Do a queste etichette un valore politico non  morale. Nel senso che Renzi rappresenta il punto di continuità della linea che crede che dalla prima e dalla seconda repubblica si può uscire solo le la sinistra tradizionale viene battuta e emarginata. Solo che la sinistra tradizionale, al là delle sue divisioni,  rappresenta un pezzo di mondo che difficilmente può essere rappresentato da Matteo Renzi. Non già per il suon passato ma per quello che immagina sia il futuro.

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