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Povertà. Sempre più italiani sull’orlo dell’indigenza

Trefiletti: “E’ il risultato delle manovre inique attuate dagli ultimi governi”

 
ROMA – I dati diffusi oggi dalla Caritas sulla povertà nel nostro Paese rappresentano un vero e proprio grido di allarme che il Governo non può continuare ad ignorare. Le famiglie in difficoltà crescono in maniera esponenziale, lo rileviamo anche dalla continue richieste di aiuto che riceviamo quotidianamente presso le nostre sedi in tutta Italia.
Del resto anche i dati economici relativi alla situazione che le famiglie stanno vivendo sono drammatici: basti pensare che il potere di acquisto delle famiglie, dal 2008 ad oggi, è diminuito del -13,2%.
In questo scenario l’aumento di un punto dell’IVA al 22 ed all’11% è quanto di più sbagliato e controproducente si possa fare. Per questo è fondamentale fare un passo indietro, trovando altrove le risorse per sostenere la ripresa economica del Paese (ad esempio agendo con maggiore determinazione sull’evasione fiscale o disponendo una maggiore tassazione sugli alti redditi. Non possono continuare ad essere le famiglie, in particolar modo quelle più disagiate, a pagare per tutti.
 
IL RAPPORTO
Con la crisi economica peggiorano le condizioni degli italiani, è proprio la mancanza di risorse economiche che crea i problemi maggiori nelle famiglie, per le casalinghe, ma anche ai singoli, e sebbene gli immigrati siano i più in difficoltà sono sempre di più gli italiani che non ce la fanno, che chiedono i pasti alle mense dei poveri. E il quadro tende a peggiorare anche se ci sono segni di speranza, che
arrivano soprattutto dalle iniziative delle comunità locali. È il quadro tracciato da «I ripartenti», il Rapporto su povertà ed esclusione sociale che Caritas Italiana ha pubblicato oggi, 17 ottobre, giornata mondiale di lotta alla povertà. In base agli ultimi dati relativi ai primi 6 mesi del 2012 si confermano alcune linee di tendenza: aumentano ancora gli italiani (+15,2%); stabili i disoccupati (59,5%); aumentano i problemi di povertà economica (+10,1%); diminuisce del 10,7% la presenza di persone senza dimora o con gravi problemi abitativi; aumentano gli interventi di erogazione di beni materiali (+44,5%).

Emergono quindi in modo chiaro alcune tendenze: aumentano soprattutto gli italiani, cresce la multi problematicità delle persone, con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia; la fragilità occupazionale è sempre più evidente e diffusa; aumentano gli anziani e le persone in età matura; si impoveriscono ulteriormente le famiglie immigrate.

Il Rapporto Caritas, è una finestra su povertà croniche e inedite, ma anche su possibili percorsi di risalita. «La rilevazione – spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – attraverso un campione di 191 Centri di ascolto in 28 Diocesi, fotografa i profili delle persone che nel 2011 si sono rivolte alla Caritas, aiutandoci a capire come la crisi stia fortemente incidendo sulle vecchie povertà, facendone nel contempo emergere di nuove». E i dati del primo semestre 2012, riferiti agli stessi Centri, indicano purtroppo un ulteriore aggravamento della situazione. Si tratta di storie e volti
incontrati ogni giorno nelle 220 Diocesi italiane.

«Ma accanto a questo – prosegue don Soddu – c`è anche qualche segnale di speranza, rappresentato dalle esperienze avviate in tutte le diocesi per cercare di rispondere ai crescenti bisogni e al moltiplicarsi delle richieste». Nonostante le tendenze di peggioramento, si registrano infatti segni di speranza: una grande vitalità delle comunità locali, che hanno avviato esperienze di ogni tipo per contrastare le tendenze della marginalità sociale. Gli operatori Caritas riscontrano un nuovo desiderio di ripartire, espresso da molte persone in difficoltà: affiora la volontà di rimettersi in gioco, l`aspirazione a migliorare la propria situazione. Aumentano le persone che richiedono ascolto personalizzato e inserimento lavorativo (+34,5 e +17%); aumentano del 122,5% le attività Caritas di orientamento (professionale, a servizi, a opportunità formative, ecc.); aumenta del 174,8% il coinvolgimento di altri enti e organizzazioni.

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