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Viva l’Italia, che belpaese da referto medico. Recensione. Trailer

ROMA – Esercenti, distributori e produttori si stanno sfregando le mani: è cominciata la stagione delle commedie pigliatutto. Si parte giovedì con Viva l’Italia, opera seconda di Massimiliano Bruno, già autore del plurimilionario Nessuno mi può giudicare.

Dopo di lui De Luigi & Genovesi, Albanese, I soliti idioti, per finire con il campionissimo Checco Zalone. Più che un’uscita, per il film di Bruno si tratta di una vera e propria colonizzazione del circuito. Viva l’Italia uscirà con cinquecento copie “e forse più”, precisa Fulvio Lucisano, produttore della pellicola insieme alla figlia Federica.

Rispetto al precedente Nessuno mi può giudicare, con Viva l’Italia lo sguardo di Bruno si allarga dalla mala-società e dai malcostumi nostrani per arrivare fino in Parlamento. Il protagonista infatti, è l’onorevole Spagnolo (Michele Placido), decano della politica ed esponente di spicco del partito che dà il nome al film, pugnace difensore dei tradizionali valori familiari. Dopo un incontro bollente con un’aspirante starletta, viene ricoverato in ospedale. Subito accorrono i suoi tre figli: Valerio (Alessandro Gassman), capo del personale in un’azienda che fornisce cibo per mense e in odore di promozione, Susanna (Ambra Angiolini), lieve difetto di pronunzia ma con avviata carriera nella fiction televisiva, e Michele (Raoul Bova), medico proprio in quell’istituto e alle prese con la possibile chiusura del suo reparto. Per Spagnolo la diagnosi è letale: con i freni inibitori fuori uso, non riesce a tenere la bocca chiusa ed è costretto a dire tutto ciò che gli passa di mente. A farne le spese saranno proprio i figli che, volenti o nolenti, grazie al padre hanno raggiunto la posizione che occupano.

Il personaggio di Placido viene più volte abbandonato dal regista per occuparsi delle situazioni personali dei figli, introducendoci in tre piccoli universi – la sanità, lo showbiz e l’impresa – che Bruno accomuna stigmatizzandone i difetti. Ancora una volta è sotto accusa la pessima abitudine della raccomandazione, assassina della meritocrazia e madre di tutti i peccati nel mondo del lavoro. Ma accanto a primari corrotti, agenti cialtroni e manager ignoranti, sulla lista nera di Bruno compaiono anche i politici. E la materia si fa più incandescente. Nel precedente film, i politici avevano fatto capolino a fianco di Paola Cortellesi versione escort ed erano già stati messi alla berlina (“Se incontri un politico di destra, tu ridi sempre, perché loro si credono molto simpatici; se incontri un politico di sinistra, tu annuisci sempre, perché a loro piace sentirsi intelligenti”, suggeriva alla protagonista la sua collega Eva). Ed ecco il ritratto che Bruno fa dei nostri rappresentanti in Parlamento: puttanieri, bugiardi e inciucioni. Senza differenze partitiche e accomunati dal malaffare. L’accusa di qualunquismo è dietro l’angolo, così come il sospetto di un endorsement al Movimento5Stelle. Il regista si difende: «Grillo a volte dice cose giuste, ma lo fa spesso in modo violento, un modo che nulla ha a che fare con la democrazia».

Alla fine sono in pochi a salvarsi, e tutti – o quasi – fuori della famiglia Spagnolo. Il ritratto della società è da referto medico, ma alla fotografia dei vizi, tipico della commedia italiana, si affianca un invito alla riflessione, contenuto nel monologo finale di Michele Placido: conoscere per deliberare, sembra dire Massimiliano Bruno. Un invito che il regista spera possa far breccia nelle nuove generazioni, quelle che probabilmente nei prossimi mesi saranno per la prima volta chiamate alle urne.

Viva l’Italia

un film di Massimiliano Bruno
soggetto e sceneggiatura di Massimiliano Bruno e Edoardo Falcone
con Michele Placido, Raoul Bova, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini, Edoardo Leo, Rocco Papaleo, Maurizio Mattioli, Camilla Filippi, Sarah Felberbaum, Rolando Ravello
prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film      

Vita l’Italia – Trailer

 

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