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I mali dell’Europa. L’ultrarigorismo è sbagliato. Ma quando lo capiranno

ROMA – Ad ammettere qualcosa, a lasciar trasparire il fatto che la crisi è figlia, innanzitutto, degli errati rimedi proposti ed adottati, stavolta ci si è messo anche l’autorità indipendente inglese che si occupa di fornire analisi sullo stato delle finanze di Albione.

L’Office for Budget Responsability , che due volte all’anno pubblica un set di previsioni a cinque anni per l’economia e delle finanze pubbliche ha infatti dichiarato qualcosa di davvero intrigante, una sorta di confessione o di presa di coscienza che speriamo non si arresti agli organi tecnici ma arrivi anche agli organi che hanno la responsabilità di decidere le politiche fiscali in Europa.

Il primo punto capitolo 4 del rapporto dell’OBR, quello delle conclusioni che è titolato, non a caso, Lessons to learn, comincia così:
“Come molti altri previsori macroeconomici, abbiamo abbondantemente sovrastimato la forza della crescita dell’economia negli ultimo due anni. Ciò potrebbe essere dovuto ad una serie di fattori.”
E si conclude con la amara riflessione che i tagli di bilancio, seppur minori di quanto previsto, potrebbero avuto “un impatto maggiore sulla crescita di quanto attendessimo”

L’austerità è parte della soluzione o parte del problema?

Quanto sono quindi costate le rigorose manovre di bilancio ai sudditi di sua maestà? Secondo l’autorità molto, addirittura il doppio di quanto era stato inizialmente previsto. Come illustrato dal Professor Gustavo Piga, che insegna Economia all’Università di Roma Due, il moltiplicatore della spesa e delle tasse, ossia di quanti punti scende il PIL per ogni punto di intervento, che era stato previsto pari a 0,3 per le tasse ed 1 per la spesa con un effetto a scemare nel tempo e con una media dello 0,6 andrebbe addirittura più che raddoppiato, portandolo ad 1,3.
Il risultato della cura è quindi, laddove la cura si concentri sui tagli di spesa, un peggioramento del male. I tagli di spesa potrebbero infatti avere un moltiplicatore sul Pil prossimo ai 2 punti che detto in soldoni significa che tagliando la spesa riduco così tanto il Pil da peggiorare il rapporto tra debito e Pil e rendere necessari ulteriori tagli alla spesa.
Per averne la dimostrazione non bisogna prendersi neanche la briga di arrivare fino ad Atene e parlare di rischio Grecia, tutto ciò è esattamente quel che sta succedendo in Italia oggi.

La soluzione delle tasse ai ricchi. La marginalità sui consumi
Resta da sottolineare come l’impatto sulla crescita di un aumento delle tasse sia molto minore di quello di un taglio della spesa. Ciò è dovuto, essenzialmente e facendo qualche necessaria semplificazione, al fatto che le tasse ed i loro aumenti colpiscono di più le famiglie con un reddito più elevato cui corrisponde una propensione marginale al consumo nettamente inferiore, così da riverberarsi in misura solo marginale sui livelli dei consumi. Il che tradotto significa che se tolgo mille euro ad una famiglia che ne guadagna 200 mila euro annui questa famiglia non si prenderà la briga di modificare i propri consumi e continuerà a spendere come prima, mentre se tolgo cento euro ad una famiglia che ha un reddito annuo di 20 mila euro questa rinuncerà ad una pizza e ad un cinema impattando in misura immediata sul Pil.
I tagli alla spesa pubblica invece impattano proprio sulle famiglie più deboli, causando uno spostamento delle risorse verso quei servizi che lo stato non garantisce più, a fronte di una riduzione degli altri consumi.
Nel trade off tra più tasse e meno spesa pubblica sarebbe quindi da preferire, a livello di impatto sulla crescita del Pil, un aumento delle tasse.
A voler essere chirurgici si potrebbe fare un ulteriore passo avanti e cercare di avere una crescita dell’imposizione fiscale su quei soggetti che, ad esempio grazie a residenze offshore, riescono ad eludere in tutto od in parte l’imposizione in territorio italiano. In questo caso il bilancio ed il rapporto debito Pil verrebbero davvero sanati visto che si eviterebbero, al netto di più o meno velati ricatti sociali, quasi del tutto impatti sulla crescita.

Sottostimato l’impatto dell’austerità sulla crescita

Nella ondata di critiche che si sono abbattute su un atteggiamento ultra rigorista che potrebbe aver aggravato o tenuto in essere o addirittura creato la crisi in cui è avvitata l’economia europea l’ammissione di aver sottostimato l’impatto sulla crescita che arriva da Londra fa ben sperare per il futuro. L’indipendenza dell’autorità inglese potrebbe aver aiutato gli esperti a esporre le proprie idee, idee che in questo campo sono di una chiarezza e di una condivisibilità estrema. Sta a noi spingere affinché in Italia venga superata questa visione ultra rigorista che il nostro governo ha sposato appieno.Subito, prima di finire, davvero, come la Grecia.

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