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E’ l’ora di alzare la voce

ROMA – Ormai non passa giorno che la corruzione, la truffa, il peculato e la malversazione nelle loro molteplici sfumature non riempiano le pagine dei giornali nazionali.

È quasi come se si fosse scoperchiato il vaso di Pandora, il leggendario contenitore di tutti i mali che, una volta aperto, è impossibile chiudere. Giorno dopo giorno vengono alla luce episodi eclatanti, sia per la  quantità di denaro pubblico, quindi nostro, di cui ci si è indebitamente appropriati, sia per la rilevanza politica ed istituzionale delle persone coinvolte. Tuttavia, a questi episodi che fanno sensazione si affiancano una serie di piccoli casi, irrilevanti forse per l’entità delle cifre sottratte, ma altrettanto gravi e, forse più inquietanti, che sia da un punto di vista numerico, che da un punto di vista di etica collettiva. Appare evidente come, oggi più che mai rubare sia ritenuto una sorta di “peccato veniale” da una parte di italiani che, per quanto piccola, risulta gigantesca, se proporzionata ad altri Paesi come la Germania o l’Inghilterra.

Ci si trincera dietro l’incredibile scusa che tutti lo fanno e che, comunque, coloro che non lo fanno lo vorrebbero fare, per trovare attenuanti all’evasione fiscale, alla riscossione di pensioni intestate a persone morte da decenni, al percepimento di assegni per falsa invalidità. Le casistiche sono così numerose e fantasiose, ricordo i 12 rettili che nel nord est erano stati messi a guardia dei libri della contabilità “nera” di un’azienda, che diventa impossibile catalogarle. Ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo che, però, non ci stupisce più. L’elemento più “stupefacente” è però questa totale mancanza di “stupore”, l’incapacita che deriva nella rassegnazione di indignarci e di mobilitarci, magari partendo dal nostro piccolo, facendo la nostra parte, rifiutando di stare a guardare, quasi la cosa non ci riguardasse. Non si tratta di diventare eroi, ma semplicemente di aprire gli occhi e smantellare quella rete di micro corruttela che rende poi possibile ed amplifica tutto il resto. Dobbiamo levare la nostra voce contro chi, praticando il malaffare, danneggia tutti quei principi tra cui l’etica e il valore del lavoro, che sono alla base del nostro essere sindacato.
Dobbiamo tornare a scandalizzarci quando il lavoro, che è per la sua stessa natura fonte primaria di vita e dignità dell’individuo, viene sacrificato nella rincorsa del profitto fine a se stesso, ricordando, a questo proposito, la frase, mai così calzante di George Bernard Shaw per cui: “Un uomo è tanto più rispettabile quante più sono le cose di cui si vergogna”.

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