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Ue. In Italia è allarme disoccupazione

BRUXELLES –  La disoccupazione aumenterà in Italia anche nei prossimi anni: secondo la Commissione Ue, che oggi pubblica le sue previsioni economiche di autunno, dal 10,6% di quest’anno, per la prima volta a due cifre, si passerà all’11,5% nel 2013 e all’11,8% nel 2014.

La stima è molto peggiore rispetto a quella che la stessa Commissione aveva fatto nel maggio scorso, con un tasso di disoccupazione che si manteneva sotto il 10% anche nel 2013.

L’aumento della disoccupazione è collegato dalla Commissione al proseguire della recessione: e «questa tendenza continua ad essere trainata principalmente dall’espansione della forza lavoro», in aumento già dalla metà del 2011. «Da un lato – spiega la Commissione – più persone, soprattutto donne e giovani, sono costrette a cercare lavoro per il calo dei redditi disponibili delle famiglie.
Dall’altro, la riforma delle pensioni recentemente adottata spinge i lavoratori più anziani a rimanere nel mercato del lavoro».

Secondo la Commissione europea l’Italia potrà assistere ad una “ripresa tiepida” solo a partire dalla seconda metà del 2013, momento in cui si prevede  una contrazione del Pil limitata allo 0,5% (a maggio scorso aveva invece previsto un +0,4%), mentre nel 2014 una crescita dello 0,8%.

“Sulla base dell’assunto di una graduale normalizzazione delle condizioni sui mercati finanziari e di un’incertezza ridotta – scrive l’esecutivo Ue – il ritmo di contrazione dell’attività economica dovrebbe decelerare nella seconda metà del 2012, dopo due trimestri consecutivi di diminuzione del Pil reale dello 0,8%”.
L’attività economica, secondo la Commissione, dovrebbe “cominciare a crescire di nuovo dalla seconda metà del 2013, ma ad un ritmo ancora debole”. In particolare, il prossimo anno, i consumi privati dovrebbero contrarsi ulteriormente, per “tornare in territorio positivo solo nel 2014”.
La Commissione indica nelle previsioni il pil negativo per otto dei 17 Paesi dell’eurozona nel 2012. Il record spetta ancora una volta alla Grecia, che fa registrare un -6%, rispetto al -7,1% del 2011, mentre nel 2013 si prevede un -4,2% ed un ritorno alla crescita nel 2014 con un +0,6%. Dopo la Grecia, il Portogallo, che dovrebbe chiudere il 2012 con un -3%: a seguire, con -2,3%, Italia, Cipro e Slovenia, seguite dalla Spagna, con un -1,4%. Gli ultimi due Paesi ad avere il segno meno sono l’Olanda, con -0,3%, e il Belgio, con -0,2%. I Paesi dell’eurozona che crescono di più sono, invece, la Slovacchia, +2,6%, e l’Estonia, +2,5%, seguite da Malta, con +1%, e Germania, che si ferma allo 0,8%, contro il 3% dello scorso anno. Stessa percentuale anche per l’Austria, che precede Irlanda e Lussemburgo (+0,4%), Francia (+0,2%) e Finlandia (+0,1%).

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