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ROMA –  Sono in corso le primarie nel centro sinistra. In lizza ci sono quattro uomini (Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola Bruno Tabacci ) e una donna Laura Puppato.

Quest’ultima, a differenza dei primi quattro è una vera e propria outsider che in inglese significa o persona esclusa da un gruppo o in termini strettamente politici: candidato che ha scarse probabilità di vittoria. Laura Puppato personifica entrambe le definizioni.                                                                                         

Chi è Laura Puppato? E’ un dirigente del partito democratico e senza fare troppo fatica basta andare su Google  e fare un copia e in colla: “Il PD è il primo partito politico a cui si è iscritta, per cui Puppato si definisce una “nativa democratica”. Fece parte dell’assemblea costituente del partito nel 2007 e della commissione incaricata di scrivere lo statuto del PD. È presidente del forum del partito per le politiche ambientali. Nel 2009 Puppato si candidò col PD alle Elezioni Europee nella circoscrizione Nord-Est e sfiorò a sorpresa l’elezione, risultando prima dei non eletti con quasi 60.000 voti; in seguito all’esito delle elezioni, Massimo Cacciari chiese pubblicamente a Luigi Berlinguer di dimettersi dal Parlamento Europeo e cedere il proprio posto alla Puppato, in quanto “espressione piena della realtà regionale”. Ovviamente se ne guardò bene dal farlo. Nel 2010 Puppato era tra i principali nomi del PD come candidato Presidente della Regione Veneto e ottenne il sostegno di circa 120 comitati locali e di intellettuali come il poeta Andrea Zanzotto e il drammaturgo Marco Paolini. La coalizione di centrosinistra alla fine scelse come candidato presidente Giuseppe Bortolussi, e Puppato fu candidata come consigliere regionale: malgrado il risultato molto negativo del Pd alle regionali, Puppato entrò a far parte del consiglio con un record di 26.230 preferenze su 70.754 voti ricevuti dal suo partito nella provincia trevigiana, risultando la seconda consigliera più votata dell’intera Regione.

Dal 2009 è capogruppo del Partito Democratico nel consiglio regionale del Veneto.” Poi è stata sindaco del suo comune Montebelluno, è una imprenditrice delle assicurazioni. Negli anni novanta si distinse come attivista e poi presidentessa del WWF nella sezione Montello-Piave. Si impegnò anche in Croazia e Bosnia nel sostegno delle popolazioni colpite dal conflitto jugoslavo del 1990-95.” Persona certo non nota a livello nazionale, ma con un curriculum di tutto rispetto che dovrebbe inorgoglire e attivare soprattutto quelle donne che dicono di battersi per promuovere le donne in politica. Il programma della Puppato è interessante, per esempio non parla di rottamazione, ma di riparazione, accettando quindi il principio del ricambio, ma senza l’idea del ripulisti. Parla di blu economy, che non è quella che considera il territorio come un museo, ma un’occasione di sviluppo e occupazione moderna. E’ cattolica, ma adulta che per esempio non vede il matrimonio delle coppie omosessuali come materia sulfurea. E’ radicata nel nord est dove la sinistra stenta a mettere radici. La Puppato non ama particolarmente le così dette quote rosa, lo strumento che impone la presenza femminile nelle liste elettorali, nei consigli di amministrazione, nei governi di tutti i tipi. Crede, invece,  nel merito e si presenta con la sua faccia mettendosi in gioco per quello che vale.

 E allora dove sta la notizia? Non c’è stata una sola donna all’interno del partito democratico o un’associazione o un movimento femminile, che in questi anni si è  battuta da mani a sera contro il maschilismo berlusconiano, che abbia pubblicamente spezzato una lancia per questa candidatura. E’ una prova, purtroppo, della subalternità culturale delle donne che hanno raggiunto, possiamo dire con “qualche aiutino” (ovviamente politico), posti di comando nell’agone politico. E sospettiamo che quelle che si trovano in pool position per ottenere un buon posto si guardano bene dallo schierarsi con una candidata che ha poche possibilità di vittoria. Dunque, ancora una volta, le donne, diciamo quelle che contano e che predicano la rottura del tetto di cristallo, dimostrano di essere come tanti topolini che, non sapendo come uscire dalla bolla di cristallo in cui sono chiuse, si mordono a vicenda, si ostacolano, bloccano, come possono, quelle che hanno delle chance e che a viso aperto propongono un loro modello alternativo in opposizione al leader di turno. Se questo è il modello culturale a cui si attengono le donne che militano nello schieramento  che si definisce  progressista (e sarebbe da dimostrare il contrario, ma con i fatti) abbiamo ancora molto da aspettare una rivoluzione che porti il nostro paese in Europa o la liberazione di nuove energie. Ovviamente i maschi  impegnati nelle sfere di comando della politica italiana possono dormire sonni tranquilli

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