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Primarie in tv. Il centrosinistra c’è ed è credibile. Giornalisti delusi, attendevano la rissa

ROMA – Chi ha lavorato perché  dal confronto  televisivo fra i cinque candidati alle primarie,Bersani,Renzi,Vendola, Puppato,Tabacci, venisse fuori una immagine litigiosa della coalizione di centrosinistra, incapace di discutere serenamente, è rimasto scornato. Ha avuto ragione Bersani a volere le primarie, a battersi per cambiare lo statuto del partito che vedeva il segretario candidato unico alla presidenza del Consiglio.

“Da questa serata televisiva , come  sottolinea Sergio Gentili, della direzione del Pd, esponente di Laboratorio per la politica della sinistra, la coalizione di centrosinistra esce rafforzata,  rende credibile la sua candidatura a guidare il Paese.  E di questo in un paese sfiduciato, preoccupato,  c’era bisogno” E’ stato un buon dibattito, un confronto sereno, un messaggio importante, cosa cui non eravamo più abituati e non era detto che fosse così, viste le polemiche che in tutto questo periodo hanno rischiato di trasformare le primarie in una polemica dalla quale rimanevano fuori i veri problemi del Paese”.

Il lavoro, la questione morale, la riforma elettorale che deve garantire governabilità, il fisco,  le tasse che devono essere abbassate per le fasce più deboli, per il ceto medio , l’Imu da rivedere nella sua attuale forma ma non da eliminare, la patrimoniale, la  lotta all’evasione, la tracciabilità,,il welfare,la politica industriale, la scuola, la ricerca, l’università,  i diritti delle coppie omosessuali, i diritti di libertà, l’ampliamento della base produttiva, la green economy,l’Europa, gli Stati uniti d’Europa, dal dibattito è uscito lo scenario e attuale e quello verso il quale si deve andare. Non si è trattato solo un elenco di problemi, si sono anche prospettate soluzioni, in particolare sul fisco, come e dove trovare i soldi, la lotta all’evasione fiscale.

 Diversità di opinioni ma in un contenitore unitario

Tutti insieme appassionatamente?  Ci sono state differenze . A volte visibili , a volte intuibili . Il dato interessante è che si tratta di diversità di opinioni, anche su problemi importanti come il finanziamento pubblico della politica,  differenze, ma dentro un contenitore unico, unitario, la coalizione di centrosinistra.  Per esempio  quando è stato chiesto ai candidati cosa avrebbero detto a Marchionne si sono avuti accenti diversi.  Renzi non ha nascosto di aver creduto al   piano “ fabbrica Italia” e che poi è rimasto deluso ed ha criticato  l’ad del Lingotto con il quale ha avuto una polemica .  Vendola e Bersani hanno ricordato che Fiat deve molto all’Italia e che non può giocare sulla pelle dei lavoratori. Il segretario del pd ha ricordato ,a differenza del sindaco di Firenze, di non aver mai creduto in un piano di fantasia,  non c’era la sostanza, non c’erano impegni, un errore crederci. E Vendola ha paragonato il piano alla copertina di un libro cui mancano le pagine.  E sulla famosa agenda Monti? Si sbaracca tutto, basta con il rigore? Un punto fermo di accordo è l‘uguaglianza, e molte sono le cose da cambiare,  a partire dalla  due riforme  sia per quanto riguarda le pensioni che la riforma del lavoro. Il ministro Fornero non ci è uscito bene.  Per  Renzi occorre  adottare le proposte di Ichino in merito alla legge Fornero. Bersani si muove in altra dire.  Vendola ha posto il problema del valore dell’articolo 18, senza nominare il referendum ma facendo capire che i contenuti di quell’articolo devono essere recuperati Non a caso  Bersani più volte ha insistito sulla necessità del cambiamento.

La politica delle alleanze  e il rapporto con l’Udc

Così sulla politica delle alleanze. Con l’Udc o senza l’Udc? Tema che tanto appassiona editoriali e opinionisti ha trovato una risposta molto importante: I cinque candidati hanno tutti confermato, cosa che Bersani dice da tempo, che si tratta di dare forza e credibilità alla coalizione del centrosinistra, allo schieramento di forze democratiche e progressiste.  Da questa coalizione che si candida a governare il paese l’appello alle forze liberali, moderate, contro i populismi, europeiste.  E l’invito a Casini e alla Udc di dire per quale scelta opta. Di non attendere il risultato elettorale.

I telespettatori apprezzano il confronto e smentiscono i giornalisti
Finito il confronto su Sky è stata la volta dei giornalisti. E qui cascò l’asino. Il commento, salvo qualche eccezione, rara, dei  giornalisti è stato pressoché unanime. Hanno espresso delusione. Perché? Attendevano lo scontro che non c’è stato. Alcuni, di diverso orientamento, da destra a sinistra, hanno preso ad esempio i confronti televisivi americani.   E si sono esibiti in dotte discussione non tenendo presente che i dibattiti Usa, proprio quelli che qualche tempo fa abbiamo visto in tv, erano fra candidati di due partiti acerrimi avversari, il repubblicano e il democratico, i quali non si propongono di governare insieme. Anzi. I cinque che erano nello studio di Sky fanno parte ,tre del medesimo partito, uno è il leader di Sel e l’altro è un “centrista di sinistra” o quali hanno scelto di dar vita a questa coalizione. Tutti insieme hanno firmato la Carta di intenti, si ritrovano su una base comune. La rottamazione, per dirla con franchezza, è rimasta fuori dalla porta dello studio televisivo. Ha ragione Ferrara quando afferma che il dibattito è stato “noioso”, se per noi si intende la serietà con cui i cinque protagonisti si sono impegnati di fronte a qualche milione di telespettatori. Un giornalista non trovando niente di meglio da dire se l’è presa con i “ cinque” perché non hanno dato numeri, sulla disoccupazione, sul livello raggiunto dal debito, sul peso delle tasse e via discorrendo. Insomma a dire del direttore del Tempo se non dai i numeri non sei credibile, peggio sei un colpevole del reato di mancato numero.

Non è stato il solito circo dei talk show

 Bizzarie di giornalisti ormai abituati al circo dei talk show dove esiste un domatore che schiocca la frusta.  E per non smentirsi la prima cosa che viene in mente al cenacolo giornalistico è la domanda chi ha vinto. E Mentana si esibisce nel dare i voti. I voti veri li hanno dat i telespettatori che hanno apprezzato , con tanti twitter, il confronto fra i cinque candidati. Un voto lo hanno dato loro ai giornalisti. Che non ci hanno fatto una bella figura.

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