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Femminicidio. Analisi, metodologia e intervento in ambito giudiziario

Tavola rotonda, venerdì 30 novembr ore 10,00 – 16,00 a ROMA, FONDAZIONE LELIO BASSO via della Dogana Vecchia 5.  Per un confronto tra scelte e programmi per una strategia concreta di lavoro interdisciplinare

ROMA – La violenza maschile sulle donne costituisce la prima causa di morte violenta al mondo per le donne tra i 16 ed i 44 anni (OMS, 2002), mentre oltre il 70% dei casi di femminicidio in Italia è stato preceduto da violenza agita dal marito, convivente, o ex, già segnalata alle forze dell’ordine, denunciata alla magistratura o in famiglie già in carico ai servizi sociali, un dato che fa riflettere sul fatto che molte delle vittime si sarebbero potute salvare. Nel nostro Paese i dati parlano di un trend che va a crescere: negli ultimi tre anni si è passati da 125 donne uccise nel 2010, alle 137 del 2011, mentre dall’inzio di quest’anno la cifra è di circa 117, comprese le vittime collaterali. A giugno, alla 20ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, la relatrice speciale dell’Onu sulla violenza di genere, Rashida Manjoo, dopo aver visitato il nostro Paese ha tracciato un quadro allarmante per cui l’85% della violenza contro le italiane si consumerebbe in famiglia, con un sostanzioso numero di bambini che assiste e/o subisce violenza. L’Onu ha espresso preoccupazione “per l’elevato numero di donne uccise da partner ed ex partner, che può indicare un fallimento delle autorità dello Stato nel proteggere adeguatamente le donne vittime di femminicidio”. Un aspetto significativo è quello culturale, rappresentato anche dai mass media che spesso, nel riportare le notizie di femminicidio, sostengono stereotipi senza contestualizzazione del fenomeno e usando termini come “delitto passionale” o “raptus”, indicando nella gelosia un movente che il più delle volte funziona come attenuante. Tra le sfide principali per prevenire e contrastare il femminicidio vengono a delinearsi la difficoltà di una trasformazione sociale profonda, l’insufficienza di un discorso basato sui diritti umani, ma anche le difficoltà, per le donne che subiscono violenza, nell’accedere alla giustizia e la necessità che i tribunali si dotino degli strumenti idonei nell’affrontare il problema: come, per esempio, l’uso di personale specializzato sulla violenza di genere quali psicologi e operatori sociali, interpellati dal giudice, che possano delineare la dinamica della violenza tracciando i profili della vittima e degli eventuali minori presenti all’aggressione.

Per questi motivi, e per iniziare un confronto tra chi lavora in ambiti diversi sulla violenza di genere e sulla alla quale assistono i  minori, nasce questa tavola rotonda: per dare avvio a un dialogo tra operatori di giustizia, psicologi e operatori dell’informazione, affinché si possa formare un quadro di scelte e programmi volti a una proficua collaborazione che abbia l’obiettivo di delineare una strategia concreta di lavoro per combattere la violenza contro le donne.

Introduce e coordina
Antonella Di Florio, presidente Sezione Tribunale di Roma

Intervengono
Barbara Spinelli – avvocata penalista, giuristi democratici
Maria Monteleone – procuratrice aggiunta, Procura della Repubblica di Roma
Maria Luisa Pellizzari – direttrice Servizio Operativo Centrale, Ministero degli Interni
Elvira Reale – psicologa, responsabile sportello antiviolenza ospedale San Paolo di Napoli
Luisa Betti – giornalista, componente di GiULiA (Rete nazionale giornaliste)
Giovanni Diotallevi – consigliere in Corte di Cassazione
Tiziana Coccoluto – giudice Tribunale di Roma

Inviti alla discussione
Silvia Albano – giudice Tribunale di Roma
Eugenio Albamonte – sostituto procuratore, Procura il Tribunale di Roma
Elisabetta Rosi – consigliere in Corte di Cassazione
Simona Lanzoni – vicepresidente Pangea onlus
Franca Mangano – presidente Sezione Tribunale di Roma
Vittoria Tola – responsabile nazionale Unione Donne Italiane

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