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Bersani, una lacrima sul viso

Foto di Luciano Di Meo ©

Foto di Luciano Di Meo ©

ROMA – Una cosa  gli esperti di comunicazione, o quelli che comunque si definiscono tali, l’hanno azzeccata a proposito di Bersani.

Non è un attore, non finge di esserlo non sa ricavare lo spettacolo, cosa che oggi piace molto, forse non ai telespettatori  ma ai conduttori e anche ai politici che vengono chiamati negli studi televisivi. Già, i conduttori sono sempre più arroganti, ritengono di essere loro i depositari delle verità ma i politici amano frequentare  questi studi televisivi. Proprio il taglio delle trasmissioni  offre la possibilità di parlare sì, ma non dire niente. Basta urlare, interrompere. Le idee?  Qualcun pensa che siano una sorta di cibo, magari un nuovo prodotto. Ecco, Bersani , lo diciamo francamente in tv non è proprio a suo agio. Per questo le lacrime che gli sono spuntate negli occhi mentre Vespa gli  faceva  vedere un servizio  mandato in onda quando venne nominato ministro., erano lacrime vere. Porta a Porta andò alla scoperta di chi era questo politico non molto noto, le televisioni non ne avevano quasi mai parlato.

Un filmato con le interviste ai genitori di Pierluigi che diventa comunista
 E si vede Pierluigi ragazzino, il parroco, la chiesa che frequentava come chierichetto, il padre e la madre, cattolici, democristiani, il fratello.. La madre che racconta quando Pierluigi diventa comunista. Pierluigi  ricorda  il  parroco di Bettolla  per il quale provava un grande affetto anche se un giorno fece sciopero. Il parroco ne fu molto addolorato,  ci soffrì molto ricorda, e spero che da lassù mi perdoni. Ma è la madre che viene molto colpita quando Pierluigi giovane studente diventa comunista, affascinato da Berlinguer. Lui quasi se ne scusa. Non porta  più a casa i suoi amici, quasi timoroso di aver fatto una marachella, di aver tradito i suoi genitori. Il suo  nuovo mondo rischia di separarsi da quello del padre e della madre. Dice Bersani che la sua scelta  politica è stata una sofferenza, ma era la mia passione, è la mia passione , io sono fatto così. Ed è la madre che capisce il dramma che vive suo figlio e lo invoglia “ad invitare gli amici a casa, come avveniva prima.” E racconta nell’intervista “che un giorno abbiamo fatto di nuovo una grande tavolata con Pierluigi, noi famigliari, il fratello e i compagni di partito.

La politica, una scelta  di vita, la sua passione

 Abbiamo capito anche noi, cosa significava per lui la scelta che aveva fatto, la politica”. Lo capì anche il parroco accusato, dice, di essere diventato comunista, che suonò le campane  quando Bersani diventò ministro. Pensate era perfino intervenuto un frate per cercare  di convincere Pierluigi a lasciar perdere. Il segretario del Pd cerca di nascondere le lacrime, ma le telecamere inquadrano i suoi occhi sempre più lucidi. Non è cosa di tutti i giorni vedere un leader di un grande partito, che potrebbe diventare l prossimo presidente del Consiglio, commuoversi rivedendo immagini felici  della sua vita. Ha commosso anche noi malgrado  la nostra scorza, di giornalisti che  ne hanno  viste di tutti i colori.  E poi proprio a Porta a Porta, con un Vespa  cui brillano gli occhi e guarda fra lo stupito e l’incredulo,  in quel salotto dove Berlusconi firmò il patto con gli italiani, con un cinismo degno di miglior causa.

 Commozione anche nello studio di Porta a Porta

Anche  Telese ,il direttore di Pubblico, che aveva assistito all’avvio delle trasmissione dietro le quinte ha confessato la sua commozione. Lo stesso Belpietro,in tv sempre con lo sguardo e il tono fra l’ironico e l’irritante, si è rivolto con grande rispetto al segretario del Pd. Così come Polito.  La commozione di Bersani ha consentito, pensate un po’, una trasmissione in cui  c’è stato un vero confronto,domande intelligenti, risposte concrete.    Non solo il segretario del  Pd ha riportato un po’ di umanità nella politica, cosa di questi tempi rara. Ma,come ha detto Massimo Ghini che lo accompagnava, ha restituito ai militanti del Pd un partito dove si discute, ci si confronta. Poteva essere il candidato per statuto, ha ricordato Ghini, ha voluto essere il candidato del partito e dei cittadini del centrosinistra. Noi che eravamo abituati al centralismo democratico del Pci ne abbiamo fatta di strada senza dimenticare,disperdere le nostre origini.  Bersani ha detto più volte  op sono quello lì. Quello che ha saputo trasferire i valori della sua scelta di essere comunista nella politica di oggi, la modernità, il nuovo che non  ha dietro di sé un retroterra, il nuovo che non ha niente da ricordare, niente che lo fa commuovere in effetti è  più vecchio del vecchio.

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