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TARANTO –  Il gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha respinto una ulteriore istanza di dissequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva.

L’istanza di dissequestro era stata presentata dai legali del’Ilva di Taranto dopo che già nei mesi scorsi una prima richiesta era stata bocciata dallo stesso gip, sempre con parere negativo della Procura. Il 6 dicembre prossimo invece, dinanzi al tribunale del riesame di Taranto, sarà discussa l’istanza di dissequestro del prodotto finito e semilavorato giacente sulle banchine dell’area portuale del siderurgico. Al prodotto sono stati apposti i sigilli il 26 novembre scorso, sempre nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale, poichè secondo l’accusa il prodotto giacente è stato ottenuto utilizzando gli impianti dell’area a caldo sotto sequestro senza facoltà d’uso del 26 luglio scorso.

Lavoratori in Cig per la tromba d’aria
Nel frattempo l’Ilva ha comunicato alle organizzazioni sindacali che 1.031 dipendenti (la maggior parte dei quali dell’Acciaieria 2, del Gruppo rottami ferrosi e dell’area imbarchi) sono in cassa integrazione dalle ore 15 del 28 novembre (con effetto retroattivo) fino al 3 dicembre prossimo per calamità in seguito alla tromba d’aria di due giorni fa che ha provocato danni per diversi milioni di euro allo stabilimento.

Al via il decretoIL COMUNICATO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
l Consiglio dei Ministri ha approvatoil decreto sull’Ilva di Taranto. È quanto si apprende da fonti di governo. A breve è attesa una conferenza stampa a palazzo Chigi.
Secondo le ultime indiscrezioni, il provvedimento darebbe valore legislativo all’AIA, l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministero dell’ambiente all’azienda siderurgica il 26 ottobre scorso, e farebbe decadere i sequestri disposti dalla magistratura. Gli impianti tornebbero così all’azienda, a patto che rispetti puntualmente tutte le prescrizioni contenute nell’aia, per fare in modo che, dopo la decisione della magistratura di sequestrare l’area a caldo e il successivo annuncio dell’impresa di fermare anche gli impianti a freddo, la produzione possa riprendere. Confermata l’introduzione di una ‘figura di garanzia all’interno degli stabilimenti che possa dare fiducia a tutte le parti coinvolte e vigilare sull’applicazione rigorosa ed efficace delle prescirzioni Aia.

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi ha comunque precisato: “Se l’azienda non adempie alle prescrizioni puntuali previste dal dl sull’Ilva varato oggi dal cdm, si potrà arrivare all’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinari e atti sostitutivi in base agli articoli 42 e 43 della Costituzione, in considerazione dell’interesse strategico nazionale dell’impianto”. Il garante, istituito dal dl, vigilerà e in caso di inadempienze dell’azienda «potrà suggerire al presidente del consiglio misure che prevedono meccanismi di gestione dell’impresa sostitutivi in considerazione del prevalente interesse pubblico», ha spiegato Clini.

La critica di Angelo Bonelli: “Da oggi a Taranto la legge non esiste più per decreto”

“Da oggi a Taranto la legge non esiste più per decreto”, ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Quella messa in piedi dal governo è un vero e proprio commissariamento della Procura di Taranto che ha fatto e fa il proprio dovere difendendo la salute dei cittadini: si tratta di un attacco alla magistratura senza precedenti rispetto alla Storia della Repubblica italiana attraverso un decreto che presenta più profili di incostituzionalità perché viola gli articoli 3 (uguaglianza) 9 (salubrità dell’ambiente) 32 (tutela della salute) e 112 (obbligatorietà dell’azione penale) della Costituzione. Si tratta di uno schiaffo alla città a cui non viene data nessuna risposta sull’emergenza sanitaria”.

“Quello che dice il presidente del Consiglio Mario Monti non è vero. Questo decreto non solo non salva la salute e l’ambiente ma mette a rischio anche il lavoro perché l’unica strada per garantire un futuro ai lavoratori di Taranto è quella di avviare una conversione economica ed industriale per uscire fuori da un’economia alla diossina che provoca come dice la procura di Taranto ‘malattia’ e ‘morte’ – spiega il leader ecologista -. Ci saremmo aspettati dal Professor Monti, che ha vissuto a lungo le istituzioni e comunitarie, un approccio più europeo”.

“Purtroppo la maniera in cui questo governo ha (non) affrontato la drammatica emergenza sanitaria e ambientale della città più inquinata d’Italia e d’Europa è la ‘dimostrazione plastica’ di come il governo dei tecnici conservi e riproponga tutti i vizi e i difetti dei peggiori politici del passato che hanno permesso che si creasse questa bomba sanitaria ed ecologica – conclude Bonelli -. Con questo decreto oggi si introduce la libertà d’inquinare: una riforma (se così si puo’ definire) di cui il l’Italia dovrà vergognarsi in Europa”.

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