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ROMA – Si inizia a registrare, complessivamente, un andamento dei prezzi al consumo coerente (anche se ancora non abbastanza) con la forte contrazione di mercato.

Seppure in lieve frenata, l’inflazione al +2,5% determinerà ricadute di +746 Euro annui a famiglia, pari a oltre 48 giorni di spesa alimentare di una famiglia media (stando ai dati Istat).
Questo generale calmieramento avviene anche sull’onda della diminuzione, a nostro parere ancora insufficiente, dei costi dei carburanti.
 Tale adeguamento al ribasso, però, non riguarda affatto i beni di prima necessità, specialmente quelli del settore alimentare, per i quali non ci risulta alcuna frenata. Questo dimostra come, nonostante il forte calo della domanda, vi siano ancora in campo dubbi meccanismi speculativi sulla determinazione dei prezzi, specialmente quelli alimentari, vale a dire beni che incidono fortemente sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.
Proprio alla luce di tale fenomeno, infatti, queste ultime sono portate a modificare, spesso in maniera radicale, le proprie abitudini alimentari. Banditi dalla tavola carne e pesce, aumenta il consumo di uova, legumi, verdura e carboidrati (pane, pasta).
Quando le famiglie iniziano a tagliare i consumi alimentari e persino, come risulta da recenti studi, le spese per la salute, vuol dire che si è arrivati a toccare il fondo. Addirittura, da quanto emerge dagli studi dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, si ridurranno i consumi alimentari addirittura in occasione delle festività natalizie, del -1%.
Per questo è ormai indispensabile ed inevitabile agire per risollevare il potere di acquisto delle famiglie (che, lo ricordiamo, è diminuito del -13,2% dal 2008), specialmente di quelle a reddito fisso.
Senza un’azione determinata in tal senso, infatti, la domanda di mercato continuerà a contrarsi, aggravando le evidenti conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: caduta della produzione e tassi di disoccupazione da record, come rilevato oggi dall’Istat.
Se non si pone freno a questo allarmante andamento lo stato dell’economia italiana continuerà a peggiorare di giorno in giorno.
È quindi urgente: eliminare ogni speculazione sui prezzi, cancellare definitivamente l’improponibile e demenziale aumento dell’IVA dal prossimo anno, detassare immediatamente le tredicesime per lavoratori e pensionati, per evitare un Natale 2012 “da brividi” sul versante dei consumi.

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