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Un esempio lampante di massimilismo, Pietro Ichino

ROMA – Da vecchio “mercatolavorista” non mi riesce di resistere alla urgenza di aggiungere anche una mia riflessione alle molte che in queste ore corrono sul web e sui quotidiani circa le frequenti, e un poco sussiegose, esternazioni del sen. Pietro Ichino. 

Non cederò, nemmeno per un istante, alla tentazione di ironizzare sulla personale “transumanza” politica del senatore. Già molti lo hanno fatto; in rete ce n’è quanto basta.
Mi preme piuttosto portare l’attenzione, almeno un poco, sul merito del suo “progetto riformatore”. Questione poco discussa anche perché la materia è molto complessa e comprensibilmente ostica per i più.
Si tratta di un progetto velleitario e massimalista. Una costruzione da laboratorio, sotto vuoto pneumatico.
Il sistema delle tutele del lavoro -inteso letteralmente nella sua globalità: precetti normativi, stratificazioni giurisprudenziali, consuetudini affermate nelle relazioni reali- è un organismo vivo, come ci insegna da decenni il prof. Umberto Romagnoli, vero capo-scuola del giuslavorismo italiano. Un organismo che oggi manifesta indubbiamente molte rughe; che nel corso degli ultimi anni è stato menomato e ferito da strappi, lacerazioni unilaterali, sotto gli auspici di Sacconi e dei suoi tecnici incompetenti (della cui buona fede non intendo discutere). Un organismo che necessita di riforme nel segno della equità intergenerazionale, della semplificazione. Fuori da ogni equivoco, dicendo ciò non penso affatto a interventi presunti riparatori di tipo referendario, come quelli che, in verità molto residualmente, qua e là si affacciano; sarebbero solo un altro episodio di progressivo e logorante stress per il sistema. Sono tuttavia certo della impraticabilità di un illuministico e accademico progetto di riforma globale.
Un sistema di relazioni talmente complesso richiede, per essere riformato, concertazione, gradualità, costruzione di consenso nel vivo delle relazioni reali. Nessuno può farlo ex-cathedra, se non a costo di introdurvi ulteriori elementi di rigidità.
Sarà forse per questo che il mitico “progetto Ichino” è sul mercato ormai da molti anni, ma non ha fatto molti proseliti fuori da qualche tavola rotonda. Nel Parlamento scaduto la raccolta di qualche firma gli ha valso i cassetti della Commissione lavoro. Lo aveva adottato Renzi, ma si trattava di un appalto a chi ci capisce (non mi risulta che il Sindaco di Firenze sia un conoscitore della materia).
Vedremo se ora gli varrà un posto da capo lista (c’è sempre qualcuno che ci sta solo se guida); ma consiglierei al senatore un po’ più di realismo, di gradualismo, una dose maggiore di riformismo. Anche in questo campo l’estremismo è difficilmente coniugabile con la vera competenza “tecnica”.

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