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Napolitano. Tra questione sociale e lotta alle diseguaglianze

ROMA – Pur sfrondandoli delle parole di rituale e rispettoso omaggio al Presidente Napolitano -peraltro del tutto meritato per il modo con cui ha saputo interpretare il suo ruolo per tutto il settennato- solo in parte i commenti correnti sulle pagine web dei principali quotidiani al messaggio di fine anno del Presidente colgono a pieno la intensità politica del suo discorso.

Di alcuni commenti politici (Lega e IDV per tutti) non vale la pena tener conto. Vi hanno visto un esplicito appoggio alla scelta politica di Monti; evidentemente avevano già scritto la dichiarazione da consegnare alla stampa prima di ascoltare il messaggio, forse per non essere disturbati mentre mangiavano il panettone.

In realtà il messaggio è stato inusualmente impegnativo dal punto di vista direttamente politico. Alcuni aspetti sono parsi particolarmente rilevanti.

La “questione sociale” indicata come priorità assoluta per l’agire politico, innanzitutto. Il Presidente non si è limitato a gettare un doveroso sguardo alle condizioni di maggiore sofferenza all’interno del corpo sociale -la povertà crescente, la disoccupazione, l’arretratezza di intere aree territoriali-; lo ha detto in esplicito: la vastità delle manifestazioni di emarginazione ed il progressivo diffondersi di rotture alla coesione sociale configurano una vera e propria “questione sociale” che si impone come questione generale, priorità assoluta.

La stessa opera di risanamento finanziario -da cui non si può deflettere- deve tenerne conto, sapendo commisurare peso della fiscalità e tagli alla spesa sociale alla situazione reale delle persone, modulandone e differenziandone gli effetti.

In questo contesto il Presidente ha richiamato con grande energia l’attenzione di tutti sulla condizione del mezzogiorno, e sulle disparità territoriali, criticando esplicitamente la residualità a cui il tema è confinato nel dibattito pubblico.

Con la stessa determinazione, e seguendo un rigoroso filo logico, il Presidente ha affermato che “la lotta alle diseguaglianze” è condizione imprescindibile per rendere credibile ogni ipotesi di ripresa della crescita, in Italia e in Europa. Si rifletta con particolare attenzione su questo passo del discorso, per nulla rituale o di maniera anche perché lo stesso Presidente lo ha sostanziato di indicazioni programmatiche pregnanti: la risorsa cultura, la valorizzazione del lavoro come capitale e delle persone come ricchezza da accogliere per accrescere le nostre potenzialità, i diritti civili da estendere affinché ciascuno sia e si senta parte attiva.  
Dunque “questione sociale” come vero epicentro di tutta la riflessione che il Presidente ci ha proposto. Con una scelta davvero irrituale; io non ho memoria di un intervento tanto solenne quale è sempre, per sua natura, il messaggio del Presidente della Repubblica, in cui si sia fatto ricorso, anche lessicalmente, a concetti così nitidi. “Questione sociale” è nozione da testo di storia, o di sociologia; appartiene al linguaggio della cultura progressista e di sinistra, più che a quello del formalismo istituzionale.

Se si colloca questo episodio nel contesto del dibattito politico corrente, ne risulta clamorosa la diversità di approccio. Per dirla il più possibile in esplicito: è esattamente la “questione sociale” ad essere completamente assente (negata?) nella cosiddetta “agenda Monti”. E, ancor più clamorosamente, nei sette punti programmatici resi noti nei giorni scorsi.
Nessun riferimento alle condizioni reali delle persone, nemmeno un cenno al Sud e alla coesione territoriale, i vincoli economico-finanziari nella loro astratta sacralità piuttosto che come terreno di sfida su cui coinvolgere e costruire coesione.

Se proprio di “agende” si deve discutere, si discuta dunque della “agenda Napolitano” piuttosto che di quella di Monti, Casini e Montezemolo.
Chiudendo, come si conviene, con una piccola provocazione: perché mai Napolitano ha tenuto a dire che di certo il Governo in carica per gli affari correnti (Monti e Cancellieri) gestirà la delicata fase elettorale con il massimo di imparzialità? Forse che non doveva essere dato per scontato? Chissà!

 

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