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Pensioni. CGIL, ritirare circolare Inps su invalidi, gravemente iniqua

ROMA – “Sulla gravissima questione delle pensioni di invalidità è ora che il Ministro Fornero batta un colpo e prenda una posizione. Stando infatti alla circolare dell’Inps decine di migliaia di domande tra le 85mila presentate nel 2013 rischiano di essere rigettate”.

Così il Segretario nazionale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti interviene sulle nuove norme che regolano l’accesso alla pensione di invalidità civile per il quale non varrà più il reddito individuale ma quello coniugale. “Solo il Ministro – ha continuato Pedretti – può risolvere la situazione ripristinando un diritto che la Corte di Cassazione prima e l’Inps poi stanno provando ad eliminare. Lunedì incontreremo i vertici dell’Istituto di previdenza e cercheremo di trovare delle soluzioni perché in questo modo la pensione di invalidità rischia di non avercela più nessuno”.

Infatti, dal 2013 gli invalidi civili al 100% per ottenere la pensione di invalidità dovranno far riferimento non più al reddito personale ma anche a quello del coniuge. E’ quanto prevede un nuovo provvedimento dell’INPS che secondo la Confederazione “va revocato: produce delle fortissime ineguaglianze tra persone con disabilità”.
E’ la richiesta della responsabile dell’ufficio Politiche della disabilità della CGIL Nazionale, Nina Daita, in una lettera inviata oggi al direttore generale dell’Inps, Mauro Nori.

Il provvedimento a cui fa riferimento Daita è la circolare Inps del 28 dicembre scorso n. 149 che produrrà, scrive la dirigente sindacale, “gravissime iniquità”. La circolare prevede infatti “un grave elemento di novità che riguarda i soli invalidi civili al 100% titolari di pensione di invalidità. Fino ad oggi il limite reddituale considerato è stato quello relativo ai redditi strettamente personali, dal 2013 verrà considerato anche quello del coniuge”. Una decisione amministrativa che, aggiunge la dirigente sindacale, “non si basa su alcun dettato normativo ma su una Sentenza della Corte di Cassazione del 2011” e che determinerà la perdita del diritto alla pensione, pari a 275,87 euro al mese, agli invalidi totali titolari che, assieme al coniuge, hanno un reddito lordo annuo superiore a 16.127,30 euro.

C’è poi il rischio che si aprano, spiega Daita, “diverse controversie e contraddizioni. In primis è da segnalare una disparità di trattamento tra gli invalidi totali e gli invalidi parziali, per i quali varrebbe ancora il reddito personale, e di fatto verrebbero penalizzati i più bisognosi (anticostituzionale?). Di seguito, è importante considerare che la giurisprudenza ci mette a disposizione molte altre sentenze che contraddicono quella presa in considerazione dall’Inps stessa”. Infine, conclude Daita, “tutto questo produrrebbe delle fortissime ineguaglianze tra persone con disabilità, e naturalmente si aprirebbe la strada a numerosissimi contenziosi legali, dannosi sia per il cittadino che per l’Istituto stesso. Inutile sottolineare quanto queste novità stiano alimentando ansia e disagio nella categoria degli invalidi civili”.

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