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Gay. Affido bimbo. L’Avvenire stupefatto, ma dov’è finito il senso di umanità

ROMA – Non si placano le polemiche dopo la  pronuncia di ieri della Cassazione sull’affidamento di un bambino a una madre convivente con una donna.

Per  Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio della famiglia “l’adozione dei bambini da parte degli omosessuali, porta il bambino ad essere una sorta di merce, cioé: come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro”. Il “ministro” vaticano per la famiglia lo ha detto in una intervista alla Radiovaticana sulla manifestazione che si svolgerà domani in Francia contro la proposta di legge del ministro Hollande di introdurre le nozze gay con diritto all’adozione.
Nella ampia intervista all’emittente pontificia mons. Paglia non cita la sentenza della Cassazione italiana di ieri, che sta continuando a suscitare polemiche. “In realtà, – aggiunge il vescovo – il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che – da che mondo è mondo – é la via ordinaria, cioé con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto. Ora, purtroppo, accade in effetti che a volte ci siano situazioni drammatiche, ma attenzione: la patologia è una cosa, e inficiare questo principio è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società. Faccio un solo esempio: che un padre e una figlia debbano volersi bene, è ovvio, e questo amore deve crescere. Ma non posso pretendere che questo amore diventi amore coniugale, perché altrimenti squilibriamo tutto e andremmo nella Babele delle parole che è la spiaggia del baratro per la stessa società”.

L’Avvenire oggi parla addirittura di una sentenza pericolosa. L’adozione da parte delle coppie gay «lascia stupefatti quando cancella tutto ciò che l’esperienza umana, e con essa le scienze psicologiche, ha elaborato e accumulato in materia di formazione del bambino, scrive il quotidiano della Cei, in un articolo a firma del giurista Carlo Cardia. «Siamo – denuncia l’editoriale – di fronte ad una concezione che attinge il suo ‘humus’ culturale alle forma illuministiche più primitive, nega ogni preziosità dell’esperienza umana e ritiene che anche per la dimensione della paternità e della maternità il gener umano possa ricominciare daccapo, perchè l’educazione e la formazione del bambino può avvenire contro i parametri naturali e le garanzie che la famiglia presenta in ogni epoca».

Parole che non passano inosservate e sulle quali arriva la critica di Paola Concia.
«Mi chiedo quale sia il senso di umanità dei vescovi che mettono in discussione che un bambino possa continuare ad avere una continuità affettiva con una madre omosessuale. Non riesco a vedere il senso di umanità del vescovo. Il vescovo è più interessato a portare avanti una battaglia ideologica o al sano sviluppo di una bambino e di una bambina che deve crescere sereno in una famiglia?». È quanto commentato l’ esponente democratica. Proprio in merito alla sentenza aggiunge: «Questa sentenza della Cassazione non fa altro che registrare la realtà, ovvero che un bambino può crescere normalmente in una famiglia omosessuale. L’orientamento sessuale non ha influenza sullo sviluppo psicofisico del bambino. La sentenza è di buonsenso. I bambini che vivono in situazioni di mono genitorialità devono poter crescere con gli stessi diritti dei bambini figli di coppie eterosessuali».

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