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CASERTA – La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli confisca beni per un valore di circa 90 milioni di euro nel basso Lazio ad appartenenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi.

La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di confisca di beni ai sensi della normativa antimafia nei confronti dei pregiudicati:

– DE ANGELIS Gennaro, 69enne di Casal di Principe;

– SAIDI Aladino, 35enne di Sora;

– DI GABRIELE Antonio, 67enne di Crispano.

Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Frosinone – Sez. Misure di Prevenzione – presieduta dal dott. Tommaso SCIASCIA e composta dai giudici dott.ssa Marina STIRPE e dott. Giuseppe FARINELLA che è anche l’estensore del decreto, al termine di un iter processuale avviato con la formulazione da parte del Direttore della D.I.A. di un’articolata proposta di applicazione di misura di prevenzione che aveva visto nel 2011 il sequestro d’urgenza dei beni dei predetti indagati (Operazione Verde Bottiglia) .

L’operazione ha consentito di sottrarre al sodalizio criminale, contiguo al “clan dei casalesi”, un patrimonio del valore stimato in circa 90 milioni di Euro, costituito da beni localizzati a Castrocielo (FR), Cassino (FR), Campoli Appennino (FR), Sora (FR), Arce (FR), Rocca di Mezzo (AQ), Gaeta (LT), Arpino (FR), Roma e consistenti in:

20 società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati,

2 ditte individuali;

26 fabbricati;

28 terreni;

19 veicoli tra cui tre Ferrari;

114 rapporti finanziari.

– DE ANGELIS Gennaro, stanziatosi nel basso Lazio all’inizio degli anni ’70, ha rappresentato, per lungo tempo, un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne “caporegime”, dapprima nell’organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone “Sandokan” con il quale è imparentato. Secondo quanto emerso dalle attività della D.I.A., il DE ANGELIS, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al citato sodalizio, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso, definito “Deangelisiano”, realizzando, nella propria “zona” d’influenza la commissione sistematica di numerosi reati,

estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di autovetture, in regime di evasione d’IVA.

Per un periodo ha svolto anche la funzione di “procacciatore” e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di “Sandokan” ai “bardelliniani”. Ha partecipato alle attività estorsive nella zona d’influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud‑pontino.

Per le capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria, il DE ANGELIS si era accreditato, in seno al clan, come “incaricato” dal boss “Sandokan” ad operare investimenti in Italia ed all’estero dei capitali illecitamente accumulati dall’organizzazione criminale;

– SAIDI Aladino è ritenuto organico al sodalizio camorristico deangelisiano. Socio di Gennaro DE ANGELIS sotto un profilo finanziario ed economico, si impegnava, in particolare, nell’articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio;

– DI GABRIELE Antonio, è ritenuto un uomo di fiducia e prestanome del DE ANGELIS, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni, nonché reati contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro.

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