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Processo Tarantini, donne alla corte del Cav persone offese

 BARI – Le ragazze portate alle feste organizzate nelle residenze private di Silvio Berlusconi – molte delle quali escort – devono essere considerate “persone offese dai reati in materia di prostituzione” e potranno chiedere i danni a Gianpaolo Tarantini.

Lo ha stabilito il giudice Ambrogio Marrone. Accolta la richiesta avanzata da Patrizia D’Addario. Possibile ora una nuova puntata del processo Ruby anche a Bari. Le donne, infatti, hanno adesso il via libera per tornare in aula e dire ai giudici se Tarantini le ha effettivamente pagate al fine di farle prostituire durante gli incontri organizzati nelle residenze del Cavaliere. Tutto ruota intorno alle modalità con cui si svolgerà il processo. L’imprenditore barese ha optato per il rito abbreviato. In questo caso, non ci sarà più alcuna discussione in aula. La linea difensiva scelta da Tarantini non sarebbe però condivisa da un altro imputato, Massimiliano Verdoscia, il quale vorrebbe essere giudicato con il rito ordinario che, diversamente, consentirebbe a tutti i testimoni di essere escussi. In totale sono 26 le donne che potranno chiedere di prendere parte all’udienza preliminare fissata per il prossimo 8 febbraio durante la quale potranno costituirsi parte civile. Tra loro, anche le showgirl Manuela Arcuri e Sara Tommasi.

Otto imputati

Principale imputato del processo è Gianpaolo Tarantini, accusato di aver organizzato un giro di prostituzione nelle residenze di Berlusconi. L’udienza preliminare è a carico di altri sette imputati, tra cui Claudio Tarantini. Sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. Oltre ai fratelli Tarantini, la procura ha chiesto di processare la tedesca Sabina Began – la cosiddetta ‘Ape regina´ delle feste di Berlusconi -, le showgirl Letizia Filippi e Francesca Lana, l’avvocato Salvatore Castellaneta e i soci di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. A Gianpaolo Tarantini, Castellaneta, Faraone e Verdoscia viene contestato il reato associativo. 

Berlusconi potrebbe essere chiamato come teste

Berlusconi potrebbe essere chiamato come testimone. Il giudice Sergio Di Paola ha accolto la richiesta della procura di proseguire le indagini sul Cavaliere che, non molti giorni fa, aveva ricevuto un avviso di proroga. L’inchiesta – avviata dalla procura di Bari – ruota intorno alle presunte pressioni, esercitate su richiesta di Berlusconi, per indurre Tarantini a rilasciare dichiarazioni mendaci sul giro di escort portate a casa del leader del Pdl tra il 2008 e il 2009. Secondo la pubblica accusa, Tarantini avrebbe reso dichiarazioni false alla Procura di Bari negli interrogatori del 19 e 31 luglio 2009 raccontando ai giudici che Berlusconi non sapeva che quelle ragazze fossero escort. Sarebbe stato “convinto” in cambio di almeno 500mila euro.

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