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 NAPOLI – “Visto i nomi che girano, che non rappresentano il cambiamento, non mi candido”.

Questa la risposta di Don Luigi Merola – il parroco napoletano impegnato da anni in prima linea contro la camorra – a Silvio Berlusconi che gli chiedeva di candidarsi alle prossime politiche nelle file del Pdl. Un ‘no’ secco arrivato al termine di un “lungo e cordiale” colloquio, come ha riferito lo stesso prete. Il sacerdote ha deciso così di rinunciare alla politica per continuare il suo personale impegno in campo sociale al servizio della chiesa. D’altra parte, il diniego da parte di don Luigi Merola non deve stupire. Qualche mese fa, nel corso di un incontro dibattito tenutosi in una cittadina nel casertano, egli sferrava un durissimo attacco a quei politici “che badano solo al proprio tornaconto personale”. Nella prima Repubblica – dichiarava don Luigi Merola – i politici rubavano per dare al partito. Oggi, invece, i politici rubano al partito per portare vantaggi economici solo e soltanto a loro stessi”. Secondo il parroco “la colpa è anche di quei cittadini che non assolvono al loro dovere andando a votare proprio quei politici corrotti e collusi col sistema camorristico. Per estirpare il cancro della criminalità organizzata – concludeva il prete -,  occorre che i nostri giovani  vengano invogliati all’istruzione. Ciò sarà possibile solo quando verranno realizzate scuole più accoglienti nelle quali i ragazzi potranno trascorrere più tempo nelle aule invece di stare in mezzo alla strada”. Parole forti pronunciate da chi da tempo vive sotto scorta perché possibile bersaglio della camorra. Don Luigi Merola, tuttavia, non ci sta ad essere definito un prete anticamorra visto che “non solo io, ma tutti i sacerdoti lo sono perché la camorra è un peccato”. Un’affermazione che evidenzia con chiarezza la forza d’animo di un personaggio che non ha mai avuto paura di “metterci la faccia” in una terra nella quale dilaga quella piaga sociale chiamata omertà. Una figura di spessore che avrebbe fatto certamente comodo al Cavaliere per controbilanciare agli occhi dell’opinione pubblica la ormai quasi certa candidatura in Campania di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario all’economia sul quale pende una richiesta di arresto perché accusato essere il referente politico del Clan dei Casalesi. E’ vero, in attesa dell’esito del processo bisogna continuare sempre a conservare quel giusto principio di garantismo per cui Cosentino per la legge è ancora innocente fin quando non sarà dichiarato colpevole dalla Cassazione. Ma l’eventuale presenza nella stessa lista di don Luigi Merola e dell’ex coordinatore regionale del Pdl  avrebbe probabilmente dato l’idea di una discutibile operazione di marketing politico. O semplicemente di un ossimoro.

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